Il Tirreno

Pistoia

personaggi 

«Valentina Cortese incantò il Bolognini»

«Valentina Cortese incantò il Bolognini»

Saverio Barsanti (Associazione Teatrale Pistoiese) ricorda lo spettacolo della grande attrice in città

2 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Saverio Barsanti, direttore artistico dell’Associazione Teatrale Pistoiese, ha dedicato un ricordo all’attrice Valentina Cortese, scomparsa nei giorni scorsi.

«Quando nel 2006 – racconta – demmo vita a “In verso veritas” mi venne subito l’idea di portare a Pistoia – dove non era mai stata – “Magnificat” , il recital di Alda Merini con cui Valentina Cortese stava facendo un piccolo tour. Da ragazzo l’avevo vista più volte a Prato ne “Il giardino dei ciliegi” – ultimo suo spettacolo con Strehler – e in “Maria Stuarda” diretta da Zeffirelli alla Pergola e avevo capito che al di là di certi aspetti “divistici” si trattava di un’artista con la A maiuscola, come ce ne sono poche».

«Infatti – sottolinea Barsanti – non a caso aveva incantato, oltre ai citati, autori come Chereau, Gruber e Visconti a teatro e al cinema, tra i molti, Antonioni, Fellini, Truffaut, Aldrich, Losey, Terry Gilliam e il nostro Bolognini. E Pistoia meritava di averla almeno una volta con quello che sarebbe stato il suo ultimo spettacolo!».

Ricorda ancora Barsanti: «Il Teatro Bolognini, pressoché esaurito, rimase incantato dai suoi modi da grande diva, con un abito/costume le cui maniche diventavano dei gigli bianchi che l’aiutavano ad esprimere con un’assoluta umanità le parole di grande dolore della Madonna immaginata dalla Merini. Grande Valentina ti salutiamo per l’ultima volta: è stato per noi un onore averti conosciuta e ospitata nel nostro Teatro!».

Cortese aveva 96 anni «ed era come se non fosse mai cresciuta ha scritto sul Tirreno Osvaldo Guerrieri il giorno dopo la morte dell’attice – Lo confessava lei stessa quando accennava all’odore di fieno che si portava dentro, o esibiva i famosi foulard. Erano un abbraccio quei “riot”, un omaggio alle contadine padane e una memoria d’infanzia, poiché da lì veniva, dalla campagna di Rivolta d’Adda. In realtà era nata a Milano il 1° gennaio 1923. Era “figlia della colpa” e perciò la madre, che inseguiva la carriera pianistica, la affidò a una contadina e a un falegname. Crebbe a piedi nudi, mangiava pane duro e un dolce solo a Natale. Ciò nonostante, cresceva felice e smaniosa. Fu lei stessa a rivelare nell’autobiografia “Quanti sono i domani passati” (Mondadori), che già a tre anni voleva recitare».

Ritiratasi a fine carriera nel cuore di Milano, in una grande casa schermata dalle edere, Cortese si sentiva pacificata poiché aveva imparato il mestiere di vivere e, diceva, se l’era cavata. –

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino