«Si è sentita male»: la spiegazione data dall’Oratorio
Nel pomeriggio alla parrocchia di San Bartolomeo sono arrivati ragazzi e volontari. Lacrime abbracci e sguardi pieni di dolore e smarrimento per l’accaduto
PISTOIA. La piccola Blessing «si è sentita male». Lo scrive a tarda sera l’amministrazione parrocchiale di San Bartolomeo, da cui dipende l’Oratorio San Domenico Savio, in relazione alla morte della bambina durante il campo estivo in provincia di Bologna. «Durante una gita dell' Oratorio Anspi in località Molino del Pallone una bambina di 7 anni si è sentita male - si legge nel comunicato - Prontamente soccorsa, è stata portata all’ospedale con l'elicottero del 118, dove purtroppo è deceduta per cause in corso di accertamento. Tutti noi dell’Oratorio siamo profondamente sconvolti ed addolorati per l'accaduto».
Le prime parole ufficiali dell’Oratorio San Domenico Savio sono arrivate dopo che – nel pomeriggio – la parrocchia di San Bartolomeo (dove l’Oratorio ha sede) era stata meta di un continuo via vai di volontari, ragazzi, famiglie. Tutti i volti segnati dalla tragedia.
Nel primissimo pomeriggio, quando la notizia ancora non si era diffusa, la maggior parte dei ragazzi e degli animatori che si trovavano a Molino del Pallone avevano già fatto ritorno in città. Nei grandi spazi interni della parrocchia, tra cui l’ampio parco sul retro della chiesa, hanno trovato un’oasi di tranquillità e di silenzio. Ovviamente quasi tutti sono sotto choc o comunque molto colpiti da quello che hanno visto. Chi c’era scuote il capo, spesso piange e cerca l’abbraccio degli amici. Chi non c’era chiede notizie, conferme, rassicurazioni. «Non conoscevo questa ragazza, non l’avevo mai vista prima – dice un ragazzino, con addosso ancora la maglietta dell’oratorio – l’ho vista solo quando era distesa a terra e lo zio cercava di rianimarla». “Lo zio” non è un parente della vittima ma il nomignolo con cui tutti chiamano Gianluca Bianchi, vera anima dell’oratorio, un volontario di grande esperienza e a cui tutti sono molto attaccati.
Sulla strada ci sono persone, soprattutto familiari, che commentano le prime notizie. Quasi nessuno crede che la ragazza sia annegata, si preferisce pensare ad un malore, c’è chi parla di un serpente d’acqua che potrebbe aver causato l’incidente.
All’improvviso il grande cancello che tiene protetti ragazzi e animatori dal mondo esterno, si apre all’improvviso. È arrivata una signora di colore, una amica di famiglia. È venuta a prendere il fratellino della vittima, che continua a guardare tutti con occhi grandi ed espressivi. Lo fa salire in macchina, lo porta via. Il cancello si richiude.
Dopo una mezz’ora tutti entrano dentro l’edificio delle opere parrocchiali e poco dopo ne riescono, alla spicciolata. Qualcuno si ferma, si formano capannelli, si parla di quello che è successo a voce bassa. Impossibile avvicinarsi, gli sguardi prima delle parole chiedono rispetto per un trauma ancora troppo vivo. —
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