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Sequestrati beni per 2,8 milioni a banda di evasori
La Guardia di finanza di Pistoia ha indagato quattordici persone fra le province di Prato, Pistoia, Caserta e Frosinone. Coinvolti imprenditori, professionisti e prestanome
PISTOIA. Reati tributari, sottrazione fraudolenta di beni all’azione di recupero dell’Erario, illecito reimpiego e autoriciclaggio: questo il novero dei delitti che sono finiti sotto la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza di Pistoia e che hanno dato il via oggi, mercoledì 12 giugno - su delega della Procura della Repubblica - a una serie di attività di polizia giudiziaria sul territorio toscano e nazionale.
Quattordici i soggetti coinvolti a vario titolo, di cui ben sette sono risultati componenti dell’associazione a delinquere, per cui il Tribunale ha disposto il sequestro ai fini di confisca diretta e per equivalente di somme di denaro, immobili, beni, un complesso aziendale e quote societarie, per un valore complessivo di circa 2,8 milioni di euro. Di base a Montale (PT), l’associazione criminosa ha operato - sin dal 2011 - nell’area delle province di Pistoia, Prato, Frosinone e Caserta, al fine di preservare (attraverso la consumazione dei reati descritti) due centri di interesse economico-finanziario, operanti nei settori della produzione e commercializzazione di materassi e dell’intrattenimento ludico e sportivo, riconducibili a un imprenditore montalese. Quest’ultimo - con la speranza di far perdere le tracce dei proventi illeciti, nel tempo accumulati - si era spogliato di ogni bene a lui formalmente riconducibile anche, e soprattutto, grazie all’ausilio degli altri componenti l’organizzazione criminale: un ragioniere (addetto alla gestione contabile dell’intero gruppo di aziende coinvolte) e un commercialista di Prato (presso cui era domiciliata una parte delle attività economiche e che, in alcuni casi, si prestava, altresì, a rivestirne anche cariche societarie).
Il pactum sceleris ha oltrepassato i confini regionali grazie all’apporto fornito da un consulente della provincia di Frosinone (operante tra Pistoia, Pontecorvo e Sessa Aurunca), che aveva il compito di schermare i principali beneficiari delle frodi, reclutando e gestendo tre prestanome: un viareggino (deputato a rappresentare formalmente le aziende in bonis) e due pregiudicati (privi di alcun reddito) residenti in provincia di Caserta e di Latina, per le aziende indebitate da rendere non più operative, né tantomeno rintracciabili per i creditori, Erario compreso. In apparenza fisiologico (anche grazie ai tecnicismi adoperati dai professionisti contabili), l’illecito modus operandi è emerso soltanto all’esito di articolate indagini, coordinate dall’Autorità giudiziaria pistoiese sin dai primi mesi del 2017, che hanno visto le fiamme gialle impegnate in una certosina analisi di dati e notizie (acquisite dalle banche dati in uso al Corpo), unitamente all’esecuzione di sopralluoghi, riscontri contabili, accertamenti bancari e perquisizioni locali, che consentivano di rinvenire e sequestrare copiosa documentazione utile alle indagini. Al termine delle investigazioni, infatti, è stato possibile svelare che - nel tempo - il gruppo criminale aveva accumulato debiti (tributari e previdenziali) per diversi milioni di euro: a fronte di tale situazione, di volta in volta, la bad company veniva posta in liquidazione e per poi essere trasferita in altre Regioni italiane, mediante la sostituzione del precedente amministratore con una testa di legno che, successivamente, si rendeva irreperibile celando non solo i beni ma anche l’intera contabilità aziendale.
Diversi e particolarmente ingegnosi gli espedienti adottati dagli associati che, purtroppo, in diverse occasioni avevano effettivamente reso inefficace l’azione di recupero promossa dall’Erario: al posto dell’azienda in crisi subentrava un nuovo soggetto giuridico, apparentemente diverso ed estraneo; contestualmente alla messa in liquidazione e al trasferimento di sede, l’azienda indebitata registrava operazioni commerciali e contabili con cui regolava crediti e debiti di aziende “sane” dello stesso gruppo, oppure vendeva e/o affittava beni, attrezzature e mezzi ad altre aziende, sempre appartenenti al medesimo circuito.
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