Il Tirreno

Pistoia

il caso 

Dimessa dal S. Jacopo ma aveva una frattura

Conto delle cure nel referto, parla la figlia dell’anziana «Ho speso 160 euro da un privato per scoprire la verità» 

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PISTOIA. «Avevo compreso benissimo che rendere noto il costo delle cure al pronto soccorso è “una decisione che va nella direzione di rendere informato e consapevole il cittadino dei costi sostenuti dal Servizio sanitario nazionale per tutelare la sua salute, anche in nome della trasparenza”. Nel nome di questa trasparenza rendo allora noto al Ssn di aver pagato 160 euro a un istituto privato per accertare la vera causa dei dolori di mia madre.... incrinatura del femore e lesione al tendine».

A scrivere questa lettera aperta, è la figlia dell’anziana donna protagonista involontaria della polemica sollevata dal presidente dell’Ordine dei medici pistoiesi, Beppino Montalti. Che è andato su tutte le furie quando ha saputo che ai familiari dell’88enne pensionata – trasportata al pronto soccorso per una sospetta frattura del bacino – era stato consegnato un referto che, dopo aver escluso fratture, indicava che per il “percorso di cura” della paziente il Servizio sanitario nazionale aveva speso 264 euro.

Evidentemente, 264 euro spesi male a quanto si legge nella lettera della figlia: «Mia madre è stata dimessa poche ore dopo, in quanto non veniva rilevata alcuna frattura, ma nei giorni seguenti ha continuato ad accusare forti dolori. Ho trasportato la mamma in ambulanza in un istituto privato per sottoporla ad una nuova radiografia e ad ecografia (quest’ultima non effettuata dal pronto soccorso). Risultato: incrinatura del femore e lesione al tendine, che le provocano ancora molte sofferenze».

La figlia della donna (di cui non pubblichiamo il nome per rispettare la privacy di quest’ultima) ha affidato alla lettera aperta anche alcune precisazioni su ciò che è avvenuto.

«In primo luogo mi sono accorta della “novità” dopo alcuni giorni, in quanto ero ovviamente più interessata al referto ed al risultato degli accertamenti In secondo luogo, mia madre non e stata inviata al pronto soccorso dal proprio medico curante, che non poteva venire a casa a visitarla, ma dal dottor Roberto Barontini, professionista da anni in pensione, notissimo in città per la dedizione assoluta ai suoi ex pazienti ed a chiunque ne abbia bisogno... Era mia intenzione scrivere una lettera alla stampa locale, ma sono stata preceduta dall’iniziativa del presidente dell’Ordine dei medici di Pistoia, che ha provocato la risposta (scontata) dell’assessore regionale alla Salute Stefania Saccardi).

«Sono solo una cittadina che ogni giorno, con milioni di altri, fa il proprio dovere, paga le tasse fino all’ultimo centesimo e avrebbe diritto ad un trattamento migliore, in termini di efficienza, professionalità e - scusate se è fuori moda - umanità... Purtroppo se è stato deciso di usare, per il sistema sanitario, il termine “azienda”, è normale che si ragioni ormai solo in termini di budget, risultati, profitti perdite e così via. Però che almeno ci venga detto chiaramente, sempre per trasparenza, che il cittadino comune non deve accedere al pronto soccorso, che non ha diritti, specie se anziano e solo, ad avere regolari visite domiciliari dal proprio medico di base e che non deve essere ricoverato nemmeno quando sia necessario». —

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