Il Tirreno

Pistoia

Ex Ceppo, braccio di ferro in commissione per stoppare il nuovo accordo Comune-Asl

Fabio Calamati
Ex Ceppo, braccio di ferro in commissione per stoppare il nuovo accordo Comune-Asl

Martedì 30 aprile l’audizione sulla raccolta di firme promossa dall’associazione Palomar, poi è previsto il voto finale in consiglio

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PISTOIA. È facile prevedere che sarà una seduta “bollente” quella di martedì 30 aprile della seconda commissione del consiglio comunale. All’ordine del giorno c’è la petizione dell’associazione Palomar che – forte delle 264 firme raccolte in tre giorni – chiede di respingere il nuovo accordo di programma sull’ex Ceppo, quello che in molti punti capovolge i precedenti accordi (2015 e 2017) stipulati tra l’amministrazione comunale allora guidata da Samuele Bertinelli, l’Asl e la Regione. Insomma, si discute dell’operazione urbanistica più grande del dopoguerra a Pistoia, dopo il recupero dell’area ex Breda.
 
L’audizione 
 
La maggioranza di centrodestra ha deciso di ascoltare le ragioni di Palomar e dei suoi firmatari prima di approvare in consiglio comunale il nuovo accordo di programma. Quest’ultimo, però, è già stato esaminato e licenziato dalla commissione stessa. Ma soprattutto, l’accordo ha già le firme dell’Asl, della Regione e della Sovrintendenza ai beni architettonici; per cui è praticamente impossibile – dal punto di vista della maggioranza di centrodestra – che l’accordo venga modificato o, peggio, respinto. Quello messo nero su bianco nel febbraio scorso è – come detto – un accordo del tutto diverso da quello precedente. Nel 2015 e 2017 Comune, Asl e Regione avevano deciso che la parte vecchia del Ceppo (quella che si affaccia su piazza Giovanni XXIII) sarebbe stata destinata a musei e funzioni culturali, mentre il padiglione Nuove degenze (la parte su viale Matteotti) sarebbe stato occupato da ambulatori e uffici dell’Asl. Al centro, il padiglione Caripit sarebbe passato al Comune per ospitarvi uffici (o forse il tribunale), mentre il resto dell’area avrebbe conosciuto una radicale opera di abbattimento e successiva costruzione di volumi ridotti, per ospitare alloggi, uffici e negozi, che l’Asl avrebbe potuto mettere sul mercato per ricavarne i 18 milioni di euro che in base all’accordo del 2005 sono la parte di sua spettanza del costo di realizzazione del nuovo ospedale San Jacopo. Il Comune, però, avrebbe pensato alle urbanizzazioni, avendo ottenuto dalla Regione un finanziamento ad hoc di 6,4 milioni di euro.
 
Cosa cambia
 
Il nuovo accordo negoziato dalla giunta Tomasi prevede che le funzioni sanitarie si concentrino invece nel padiglione Caripit, che resterà all’Asl. Il Comune accetta di privarsene, ma addossa all’Asl le opere di urbanizzazione, rinunciando anche ai 6,4 milioni. Il padiglione Nuove degenze verrà invece demolito e ricostruito con minori volumi: l’Asl potrà metterne una parte sul mercato. La petizione dell’associazione Palomar (guidata dall’ex vicesindaca pd Daniela Belliti) è risolutamente contraria all’ultimo accordo, accusato in sostanza di recepire passivamente le richieste dell’Asl volte a fare più cassa possibile, di stravolgere le funzioni assegnate ai diversi ambiti dell’ex Ceppo, di essere il frutto di trattative non trasparenti tra Comune e Asl, che hanno ignorato i precedenti indirizzi del consiglio comunale e gli esiti del processo di partecipazione sulle Ville Sbertoli. Di qui la richiesta di non approvare il nuovo accordo, aprendo un confronto pubblico con la città. Due impostazioni opposte, che sul ring della commissione non potranno che scontrarsi.
 
La stessa procedura
 
«In realtà – commenta l’assessore all’urbanistica Alessandro Capecchi – non capisco le accuse di poca trasparenza e scarso coinvolgimento, perché abbiamo usato la stessa identica procedura che usò la giunta Bertinelli e che all’epoca andò bene anche alla Regione. Il consiglio comunale fu chiamato a discutere ad accordo sostanzialmente confezionato. E non mi ricordo, allora, di iniziative di coinvolgimento della città». Resta il fatto che la commissione ascolterà i fautori della petizione dopo aver già licenziato la pratica... «Per correttezza abbiamo deciso di completare l’iter ascoltando le ragioni di Palomar – risponde Capecchi – ma il segretario generale ha già chiarito che l’audizione e l’approvazione dell’accordo di programma sono due procedure diverse. La petizione serve a stimolare il consiglio comunale ad occuparsi di un certo tema. Ma qui il consiglio si sta già occupando del tema ex Ceppo e la petizione punta a intervenire dall’esterno su questo iter, cercando di cambiare le decisioni. In questo senso, si tratta un po’ di una forzatura». 

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