Meteo
Morì con l’auto nel dirupo: il gip fa riaprire l’inchiesta
Il giudice ordina alla procura di indagare coloro che avrebbero dovuto garantire la sicurezza della strada su cui Lorenzo Cellai perse la vita a soli vent’anni
PISTOIA. Una serata d’estate trascorsa in collina, a Calamecca, paese dove aveva diversi amici e c’era quella ragazza per cui provava simpatia. Le chiacchiere, le risate, poi i saluti per tornare a casa, a Montecatini. A tarda notte. La mattina dopo lo aspettavano a Lanciole, per un torneo di calcio. Ma a quel campo sportivo non c’era mai arrivato. Era stato un anziano pensionato che passeggiava lungo la Strada provinciale 34, tra Calamecca e Crespole, passati da pochi chilometri la Macchia Antonini, a dare l’allarme intorno alle 9 del 5 agosto 2017. Quando, attirato da un riflesso, si era affacciato dal ciglio. E aveva scorto, laggiù, incastrata tra le sponde del torrente che scorre in fondo alla gola, la Fiat Panda con all’interno il corpo privo di vita di Lorenzo Cellai, 21 anni ancora da compiere: l’auto era volata fuori strada in corrispondenza di una curva a gomito, proprio nel punto in cui il guard rail si interrompe per pochi metri, per lasciare posto a una piazzola usata per facilitare lo scambio tra le auto che s’incrociano.. Una tragedia non senza un responsabile secondo la madre del ragazzo, Stefania Sansoni. E adesso anche secondo il gip del tribunale di Pistoia Luca Gaspari. Che ieri ha detto no all’archiviazione del procedimento contro ignoti aperto dalla procura sul mortale incidente.
Disponendo che – alla luce della memoria depositata dall’avvocato Claudio del Rosso, a cui la donna si è rivolta per avere giustizia – il pm avvii delle nuove indagini per identificare colui (o coloro) a cui attribuire la responsabilità delle omissioni relative alla sicurezza del tratto stradale in cui è avvenuta la tragedia.
La relazione del consulente di parte nominato dall’avvocato del Rosso – il perito industriale Fabrizio Fabbri – nell’ambito delle indagini difensive svolte dopo aver presentato opposizione all’archiviazione, evidenzia infatti come lungo quel tratto della Provinciale 34 il guard rail si interrompa proprio in corrispondenza della curva a gomito in cui Lorenzo Cellai era finito giù in quella scarpata ripidissima, uno strapiombo di una cinquantina di metri.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.30124874:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.30124874:1652467998/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Il consulente, nella relazione poi consegnata al giudice delle indagini preliminari, ha spiegato che inoltre in quel tratto non esisteva una segnaletica che avvertiva del pericolo e che era impossibile che il ragazzo fosse finito fuori strada a causa della velocità eccessiva: a parte l’assenza sull’asfalto di segni di scarrocciamento, la Fiat Panda era da pochi metri uscita da un’altra curva a gomito.
Più probabile quindi che Lorenzo fosse stato tratto in inganno proprio dall’interruzione del guard rail e che avesse proseguito a diritto non vedendo più, nella notte, i catarifrangenti illuminati dai fari che tracciavano il percorso da seguire.
Insomma, secondo l’avvocato del Rosso, una serie di colpevoli omissioni da parte di coloro che avrebbero dovuto curare la sicurezza e la segnaletica stradale della Sp 34. E che adesso la procura, su disposizione del gip, dovrà individuare. Per poi aprire nei loro confronti un fascicolo con l’ipotesi di reato di omicidio colposo in vista della richiesta di rinvio a giudizio. —
Massimo Donati
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
