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Uomini che odiano le donne, due sportelli per aiutarli a dire no a rabbia e violenza

Luca Signorini
Uomini che odiano le donne, due sportelli per aiutarli a dire no a rabbia e violenza

Sono già dieci le persone prese in carico, ecco a chi rivolgersi per avere accesso alle strutture a Pistoia e Montecatini

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PISTOIA. Se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo. La rieducazione, il recupero degli uomini definiti “maltrattanti”, i violenti, gli stalker, attraverso due sportelli aperti di recente nelle strutture della Società della Salute Pistoiese e della Valdinievole. Uno nella città capoluogo, l'altro a Montecatini: per tutelare le persone che vi hanno accesso, non viene resa pubblica la loro esatta ubicazione. . C'è un numero a cui rivolgersi – 339/8926550 – giorni e orari precisi, martedì e mercoledì dalle 9,30 alle 12,30, il giovedì dalle 14 alle 17.

«Naturalmente per gli uomini che commettono violenze ci vuole la certezza della pena, ma sono persone che hanno bisogno di supporto per far sì che non reiterino certi comportamenti – dice Anna Maria Celesti, vicesindaca di Pistoia e presidente Sds Pistoiese – con questo servizio completiamo il percorso di sostegno che già si rivolge alle maggiori vittime di simili situazioni, le donne e i minori seguite dal Centro Donna e dal Codice Rosa».

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«Dobbiamo cercare di lavorare sulle fasce più deboli, non solo su donne e bambini che subiscono violenze, ma anche su chi le commette. È un'esigenza avvertita anche dagli operatori, comprese le forze dell'ordine», aggiunge Patrizia Baldi, direttrice Sds Valdinievole. Il progetto, che ha ricevuto un contributo dal Ministero per le Pari Opportunità, si chiama “Cam-biamenti maschili”, ed è gestito dall'associazione Onlus Centro ascolto uomini maltrattanti, con un'esperienza iniziata nel 2009 nell'hinterland fiorentino, dove dagli iniziali 9 casi si è passati ai 100 gestiti nel corso del 2018.

Sul territorio pistoiese sono già dieci gli uomini seguiti, cinque di loro si trovano reclusi nel carcere di Santa Caterina in Brana, dove i professionisti del Cam (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri ed educatori) hanno avviato incontri e lavori di gruppo.

«L'obiettivo è portare un cambiamento culturale che faccia avvertire su chi commette violenza la propria responsabilità: in questo modo possiamo prevenire e contrastare questo fenomeno», sottolinea la presidente della Onlus, Alessandra Pauncz. Il percorso di sostegno vuole approfondire le motivazioni, se c'è il rischio di recidiva, lo stile genitoriale. Per arrivare a una consapevolezza di ciò che accade, fino alla riparazione del danno. Ed è rivolto non solo a chi commette gesti eclatanti e viene denunciato, ma anche verso coloro che mostrano i primi “sintomi”, un pugno sul tettino dell'auto, un grido rabbioso in faccia alla compagna. Il Cam, come spiegano dall'associazione, «consente a questi uomini di fare un lavoro su sé stessi». —

Luca Signorini

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