La Lima: «Salviamo il campetto della memoria»
Nato nel 1920, generazioni di ragazzi ci hanno giocato a pallone. L’appello dello scrittore Federico Pagliai
LA LIMA. Questa è una storia bella. Di quelle che coinvolgono il cuore. Fatti di storia paesana, dove la volontà di recuperare un luogo significa recuperare emozioni condivise tra amici. Giochi di ragazzi, indietro di tre generazioni, che non si possono perdere e che la memoria terrà custoditi per sempre. Il luogo è il “campo sportivo” (nato nel 1920) di Piantaglio, piccolissima borgata tra La Lima e Popiglio che un tempo era frequentato da tantissimi giovani e che adesso si trova in abbandono da circa un anno. C'è chi ha detto “no” a questo degrado. C'è chi la memoria la vuole salvare, perché è patrimonio popolare, e ha lanciato un appello su Facebook che in poche ore ha trovato molte adesioni. Tante da far nascere un comitato spontaneo per recuperare la piccola area sportiva.
Il protagonista è Federico Pagliai, uno di quei ragazzi che ha giocato a pallone in quel luogo, e che oggi lavora al 118 ma è conosciuto soprattutto come scrittore di argomenti di montagna. «In Piantaglio, tre case sulla torrenta (il torrente Lima, ndr)-, io ci sono nato-spiega Pagliai- e i primi rumori che riconosco come echi di infanzia sono quelli delle acque della torrenta e certi tonfi di calci a dei palloni di cuoio, fango e passione che venivano da quel campetto di 70 metri per trenta, spiazzo rubato al ripido sin dagli anni Venti del secolo scorso per far giocare tutti. Lì ci hanno giocato a pallone i nonni, i padri, la nostra generazione e quella dopo di noi. Non è mai stato, però, un posto da giocarci a calcio e basta. Il suo forte era il posto in cui si trova a due passi dai paesi e sul fiume, le sfide battagliate che duravano tre o quattr'ore, l'agonismo che, certo c'era, ma poi scemava in un dopo partita di ragazzi e uomini sempre amici. E poi, come doccia, in estate il bagno nella torrenta».
Era il luogo della libertà, quello per imparare a vivere socializzando attraverso il gioco del calcio, non quello “agonistico” ma quello di chi arrivava e chiedeva solo “c'è posto?”.
Un punto di ritrovo per tanti paesi limitrofi. Adesso, dopo che il custode non c'è più, quel campo sportivo irregolare, ma giusto per la popolazione è abbandonato. «I pruni lo assediano, le erbacce ci crescono - afferma Pagliai- il fondo è tutta una serie di buche e solchi, le gradinate sono sommerse di edera, le porte stanno in piedi per miracolo, le recinzioni hanno ceduto e molto altro. Sta a noi, a quelli che adesso hanno ricordi e forza, anche fisica, per rimettere un po' a posto questo pezzo di umanità della montagna. La generazione precedente la nostra ha dato, ci ha speso fatica, qualche soldo e del tempo. Ora sta a noi, come singoli, associazioni, istituzioni».
L'appello di Federico Pagliai non è caduto nel vuoto. Dopo aver scritto il suo post su Facebook, diverse persone hanno sposato l'iniziativa ed è nato un comitato che parla già di date, quelle per ritrovarsi e tirarsi su le maniche e rendere dignità al quel posto del cuore, anche per rispetto di un passato che, tutto sommato, non è poi così lontano.
INVIATECI A PISTOIA@ILTIRRENO.IT FOTO E RICORDI DEL CAMPINO DELLA LIMA
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