Il Tirreno

Pistoia

maltrattamento di animali 

Tragica Giostra dell’Orso: il pm chiede la condanna solo per uno dei 6 imputati

Massimo Donati
La tragica Giostra dell'Orso del 2014 (foto Gori)
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La tragica Giostra dell'Orso del 2014 (foto Gori)

Delle responsabilità da parte del veterinario Rinnovati sono ravvisabili secondo la procura unicamente per la morte della cavalla Oracle Force

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PISTOIA.  Una sola richiesta di condanna e per un solo capo di imputazione. A 10.000 euro di multa. Per il presidente della commissione veterinaria Riccardo Rinnovati, che, come tale, avrebbe avuto l’obbligo di conoscere e di applicare il regolamento della gara. Ma non lo fece. Una omissione che secondo il pubblico ministero aveva avuto come conseguenza la morte di Oracle Force, una delle due cavalle (assieme a Golden Storming) infortunate e soppresse in quella edizione. Per tutti gli altri imputati e per l’altro capo di accusa, una richiesta di assoluzione.. Ieri è stato il giorno della requisitoria e delle arringhe difensive nel processo per la tragica Giostra dell’Orso del 2014. E dopo una lunga serie di udienze, costellate di testimonianze e perizie, il pm Giuseppe Grieco, chiamato a gestire il processo solo nella sua parte finale, ha spiegato il perché della sua richiesta di assolvere cinque dei sei imputati. Premettendo che ciò che avvenne nella Giostra 2014 fu conseguenza del «caos totale» che vi fu nell’organizzazione di quella edizione, «gestita con approssimazione». Caratterizzata dall’ingresso del Coni come ente patrocinatore e dall’equivoco che dovesse essere la federazione Fitetrec Ante ad organizzare l’evento anziché il Comitato della Giostra dell’Orso.

Equivoco che secondo il pm – con i rioni che, sbagliando, si erano sentiti esclusi dall’organizzazione – portò il veterinario Riccardo Rinnovati a non venire a conoscenza e, quindi, a non applicare il regolamento della Giostra, che avrebbe impedito ad Oracle Force – le cui zampe anteriori non rispettavano il limite minimo di 18 centimetri di circonferenza (erano di 16,5) – di gareggiare e quindi di riportare la frattura che ne aveva comportato l’abbattimento.

Sulla causalità fra arti troppo sottili e infortuni il pm ha chiarito che, anche in assenza di una letteratura scientifica in tal senso, è sufficiente a provarla quella legge statistica dettata dall’esperienza: come i trent’anni di studi sugli infortuni al Palio di Sienza.

Nessuna responsabilità in questo invece, secondo il pm, da parte degli altri tre imputati per tale morte: proprietaria, preparatore e fantino della cavalla, che, a differenza del presidente della commissione, non avevano alcun obbligo nel garantire l’applicazione del regolamento.

Chiesta l’assoluzione per tutti per quanto riguarda l’altro capo di imputazione, il capo B: la soppressione di Golden Storming con il Tanax senza preventiva sedazione. In tal caso nessuno dei tre veterinari sotto accusa aveva una posizione di garanzia e di controllo, un obbligo che possa far configurare il reato di maltrattamenti. Al limite nel loro comportamento, ha sostenuto il pm, può essere ravvisato un profilo di colpa per imperizia. Forse una grave colpa, ma non penalmente perseguibile. Da qui la richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste.

Dopo le arringhe dei difensori, il giudice Jacqueline Magi ha rinviato il processo al 25 febbraio per le repliche e la sentenza. —


 

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