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Il tribunale assolve Fratoni e Riccomi niente abusi per i Mondiali di ciclismo
Nessun reato negli incarichi all’ex ingegnere della Provincia Paolo Mazzoni. Il pm aveva chiesto pene di 1 e 2 anni
PISTOIA. Si è concluso con una doppia assoluzione "perché il fatto non costituisce reato" il processo in tribunale a Pistoia contro Federica Fratoni (47 anni) e Roberto Riccomi (65). I due erano accusati di tentato abuso d'ufficio per gli incarichi affidati all'ex ingegnere capo della Provincia, Paolo Mazzoni, presso il Comitato tecnico per i Mondiali di ciclismo del 2013. All'epoca Federica Fratoni, esponente Pd, oggi assessore regionale all'ambiente, era presidente della Provincia di Pistoia. Riccomi, che nel giugno 2012 sarebbe finito in manette, coinvolto nell'inchiesta Untouchables sugli appalti truccati (insieme allo stesso Mazzoni), era un conosciuto esponente socialista, amico di numerosi politici e imprenditori.
Nell'ultima udienza del lungo processo (iniziato nell'estate 2015), davanti al collegio presieduto dal giudice Luca Gaspari, la procura (presente in aula il pm Giuseppe Grieco) aveva chiesto una doppia condanna: due anni per Riccomi, uno per Fratoni. «Si è trattato di un processo intrinsecamente complesso – ha rilevato Grieco – al termine del quale occorre differenziare tra gli imputati per i ruoli ricoperti e la gravità del dolo.
In particolare Fratoni è responsabile soprattutto per non essersi opposta al piano, articolato, di Riccomi». L’idea dell’accusa infatti era quella che la nomina dell’amico Mazzoni servisse a Riccomi per stringere il controllo sui lavori stradali che sarebbero stati appaltati per preparare al meglio le strade dei Mondiali di ciclismo.
Invece i difensori dell’allora presidente della Provincia hanno messo in luce come la nomina di Mazzoni fosse stata materialmente firmata da un dirigente della Provincia e non dalla Fratoni, che non fece nessuna pressione particolare perché si procedesse in un senso piuttosto che nell’altro. Tra l’altro il Comitato tecnico di cui Mazzoni entrò a far parte non aveva alcun potere riguardo le gare d’appalto e il suo servizio fu a titolo gratuito. E, soprattutto, le competenze di Mazzoni in materia stradale erano unanimemente riconosciute e facevano del tecnico la nomina più adeguata nel pubblico interesse.
Restano le telefonate tra i due imputati, in cui Riccomi perora con insistenza la causa della nomina di Mazzoni.
«Ma quelle telefonate non hanno avuto peso – ha ricostruito l’avvocato Lucibello, difensore dell’ex presidente – perché Fratoni aveva già deciso in favore di Mazzoni come scelta migliore».
Semmai sarebbe stato Riccomi interessato a far credere di poter determinare decisioni, che in realtà erano già state prese. Sull’effettivo peso dell’esponente socialista nelle decisioni di cui mostrava di occuparsi, il suo stesso difensore, Gian Luca Lomi, ha teso molto a ridimensionarle «Riccomi suggerisce e daà indicazioni», non altro.
L’udienza, iniziata alle 11, si è chiusa attorno alle 13. Un’ora di camera di consiglio, poi il presidente del tribunale ha letto la sentenza. —
Fabio Calamati
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