Italia
I social raccontano di sesso in aula «Ma è una ragazzata»
Episodio boccaccesco impazza sulle chat però per la scuola è tutto ingigantito
la storia
Un granello di sabbia che diventa tempesta. Complice la malizia, più o meno innocente, di grandi e piccini unita alla forza dei social network. È quanto starebbe avvenendo intorno a una “ragazzata” avvenuta tra i banchi di un istituto superiore di Pistoia. Una vicenda che non sembra certo tratta dal libro Cuore ma che, con il tam tam sui telefonini (e non solo), assume i contorni di una scena da commedia sexy all’italiana. Insomma, un episodio che sembra tratto da un film di Pierino e che, come tale, fa ridere e/o indignare, ma che alla fine non sembra trovare riscontri e rischia di rovinare il buon nome della scuola e “marchiare” ragazzi e relative famiglie. È per questo che il Tirreno ha deciso di raccontarla omettendo il nome dell’istituto e i dati sensibili dei ragazzi coinvolti. Riportando i fatti certi e ricostruendo i vari passaggi per provare a fare chiarezza su un fatto che, se lasciato al chiacchiericcio, rischia di causare seri danni.
La storiella che gira in questi giorni in città è tanto semplice, quanto assurda. Di telefonino in telefonino rimbalza una voce su alcuni studenti di una scuola cittadina: «Hanno fatto “soft sex” in aula durante un’ora di lezione». Un fatto tanto clamoroso quanto non chiaro, ma dato per certo. Ai dubbi su come sia possibile che in classe avvengano comportamenti licenziosi, i “bene informati” replicano aggiungendo di ora in ora, anzi di minuto in minuto, altri elementi. E con tale dovizia di particolari, da far sembrare il tutto degno di una barzelletta.
In principio la responsabile della vicenda era solo una ragazzina. Poi è stato coinvolto un compagno di classe: da prima vittima di un approccio da denuncia penale, poi complice e consenziente. Ma non è tutto: il chiacchiericcio ha allargato la platea ad almeno altri due studenti o studentesse. All’inizio coinvolti come parte attiva nel fattaccio, poi diventati vittime e, infine, gli unici a squarciare il velo di omertà sull’episodio boccaccesco.
È comprensibile capire come tutto questo rischi di travolgere la scuola. L’istituto ha così adempiuto al dovere di chiarire i reali confini dell’accaduto. E, di conseguenza, i vertici scolastici hanno avviato “accertamenti interni” per appurare quali siano i fatti realmente accaduti. Sono stati ascoltati insegnanti, ragazzi e famiglie. Ed ecco che il tutto si va ridimensionando nei modi e nei termini, nonostante il tam tam dei social aggiunga ancora particolari pruriginosi.
Va sottolineato che un episodio, certamente non edificante, è avvenuto davvero nell’aula della scuola superiore pistoiese. È impossibile, vista la presenza di minori, entrare di più nel dettaglio. Lo consiglia la prudenza dettata dalla logica, lo impone l’obbligo deontologico di tutelare chi non ha la maggiore età. Ma una cosa sembra ormai certa: si tratterebbe di una ragazzata. Al momento in cui è stato scritto questo articolo, a carico degli studenti protagonisti della vicenda non ci sono provvedimenti disciplinari. E, fonti qualificate, fanno sapere che potrebbero anche non essercene. Il tutto mentre i “beni informati” danno già per sospesa la ragazzina dello scandalo. —
Giuseppe Boi
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