Un laboratorio di arte e cucina più isolato che incompreso
A farla semplice si potrebbe dire che tradizione e territorio battono la cucina gourmet. Una lettura in linea con le difficoltà che un certo tipo di cucina sembra trovare nel territorio pistoiese. In realtà il nuovo “La Tranquillona” sembra sì orientato a una cucina più vicina alla tradizione Toscana, ma l’idea elegante e chic dello Sciatò non sembra del tutto tramontata. Insomma, in via Garibaldi a Serravalle Pistoiese si ritorna al passato, ma ciò non significa abdicare dal fare alta ristorazione.
Se la guida Michelin 2019 segnala cinque ristoranti in meno rispetto all’anno precedente, la chiusura dello “Sciatò” di Serravalle per far spazio al ritorno de “La Tranquillona” sembra una conferma di un trend che non premia un certo tipo di cucina nel territorio. Ma due più due, in questo settore non fa sempre quattro. Anzi, il fatto che la proprietà annunci un ritorno alle origini ma con «prodotti locali di alta gamma con particolare attenzione a quelli biologici», sottolinei che l’obiettivo è mantenere «l’alto livello di professionalità e qualità del vecchio Sciatò», punti a un rilancio del b&b con la realizzazione di un centro benessere, la dice lunga sul tipo di clientela e sul tipo di servizio che si vuole offrire.
Ma, allora, perché lo Sciatò abdica? Certamente non per “mancanze” dello chef Massimo Neri. Quel «si prenderà un anno sabbatico per esplorare nuovi percorsi lavorativi» con cui si annuncia la sua uscita di scena, fa rima con le voci che lo vedono presto impegnato in una nuova avventura in quel di Milano. Ed ecco che il tutto sembra trovare una quadra: Neri lascia la provincia per entrare nella grande metropoli, perché qui, più che incompreso, è stato isolato. —
Giuseppe Boi
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