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Pistoia

Recupero ex Breda: il vecchio piano rimarrà in vigore per altri tre anni

Fabio Calamati
Recupero ex Breda: il vecchio piano rimarrà in vigore per altri tre anni

Pistoia, via libera dal consiglio comunale all’allungamento dei tempi per facilitare l’arrivo di nuovi investitori. Asta entro l’estate 

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PISTOIA. Il consiglio comunale ha dato il via libera lunedì 14 gennaio, attorno alle 20, al differimento dei termini del piano particolareggiato per l’area ex Breda Est. Questo significa che ancora per i prossimi tre anni (fino al 19 gennaio 2022) le previsioni urbanistiche non cambieranno sulla grande area a ridosso del centro che una volta ospitava l’ex fabbrica San Giorgio. Così – ritengono il Comune e gli stessi curatori fallimentari, che hanno esplicitamente richiesto il differimento – sarà più agevole l’acquisto dei lotti e il loro completamento da parte degli imprenditori (si parla di fondi immobiliari esteri) che hanno preso contatto in questi mesi con i curatori fallimentari della Giusti per l’edilizia. Quest’ultima era l’azienda che nel 2005 aveva ottenuto dal Comune il diritto a ristrutturare l’area, salvo poi bloccarsi a causa della crisi quando un lotto (il grande albergo 5 stelle) era ormai praticamente ultimato e il maxi-parcheggio sotterraneo costruito per metà.. Oltre a queste previsioni, il piano particolareggiato, che scadeva il 18 gennaio, prevede la realizzazione nell’area di appartamenti, uffici e attività commerciali, che ovviamente possono far gola a un investitore privato deciso a subentrare alla Giusti. I curatori ritengono di poter lanciare l’asta entro l’estate.

Secondo l’amministrazione Tomasi, la proroga del piano è la scelta migliore per l’interesse pubblico. Il nuovo imprenditore, infatti, subentrerebbe anche negli impegni che Giusti aveva sottoscritto con il Comune: la cessione di 430 posti auto per l’uso pubblico e la realizzazione di due piazze e della strada centrale del nuovo quartiere, su cui potrebbero finalmente affacciarsi gli altri edifici già completati da tempo: la biblioteca San Giorgio, la Cattedrale, la sede dell’università, la nuova questura, che oggi hanno di fronte una specie di cratere.

Oltretutto, con i proventi dell’asta potrebbero essere soddisfatti, almeno in parte, i creditori della Giusti, tra cui le banche del pool che in questi anni hanno scommesso decine di milioni sull’operazione. E anche il Comune di Pistoia, creditore di oltre un milione in imposte non riscosse. Insomma – secondo l’amministrazione – tempi rapidi, procedure trasparenti (svolte dai curatori fallimentari) e nessun onere per il Comune.

La strada alternativa sarebbe stata l’incasso delle fidejussioni versate a suo tempo dalla Giusti e la realizzazione delle opere pubbliche direttamente da parte del Comune, dovendosi districare in un comparto urbanistico in cui le proprietà pubbliche e private sono mescolate, dovendo progettare piazze e strade ex novo (il progetto non esiste) e assumendosi tutti i rischi del caso.

L’opzione avrebbe però restituito al Comune la possibilità di pianificare l’area in modo diverso ed è su questo punto che hanno insistito molti interventi dei gruppi di opposizione, per i quali la città oggi non avrebbe più bisogno di tutte quelle case e quegli uffici quanto piuttosto solo delle piazze, della strada e dei parcheggi.

In realtà il dibattito svoltosi a Palazzo di Giano poteva apparire sconcertante. A difendere il prolungamento della vita del piano particolareggiato ex Breda sono stati infatti soprattutto il sindaco Alessandro Tomasi e l’assessore all’urbanistica Alessandro Capecchi, che all’epoca della sua approvazione (sindaco Berti) erano stati molto critici. «Ma oggi la strada più breve e garantista è proseguire con il piano» ha detto Capecchi concludendo la sua replica.

Sul fronte opposto, erano favorevoli alla fine del piano particolareggiato gli esponenti di quella maggioranza che allora lo volle. E che oggi, invece, avrebbero preferito che il Comune si riappropriasse del suo ruolo, evitando di affidarsi di nuovo ad un imprenditore privato per realizzare opere pubbliche e investimenti “profit”. Molti esponenti di minoranza hanno anche criticato l’amministrazione Tomasi per essersi mossa con ritardo (la lettera dei curatori che chiedevano la dilazione è del 6 dicembre e il fallimento Giusti addirittura del 15 giugno).

Ma alla fine del lungo dibattito (che ha occupato l’intera seduta di ieri) i favorevoli al differimento del termine di scadenza sono risultati 23 su 29 presenti: tutta la maggioranza e non solo (vedi Movimento 5 Stelle e Pistoia Sorride). —

Fabio Calamati

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