Il presidio
Una “strage” di negozi nelle ex vie del commercio di Pistoia
Continua lo stillicidio di attività commerciali, dito puntato contro le decisioni di portare via dal centro uffici e servizi come la prefettura e l’ospedale
pistoia. Non ci sono più i negozi di una volta. Un modo di dire che, sempre più spesso, nel centro di Pistoia, si trasforma in un dato di fatto. Sì perché nelle strade storicamente vocate al commercio, tra fondi che chiudono, riaprono e cambiano gestione da un giorno all’altro, c’è da perdere l’orientamento. I più fortunati resistono un anno o due, ma c’è anche chi è costretto a lasciare tutto dopo pochi mesi.
Da via della Madonna a via Curtatone e Montanara, da via Carratica a via Pacini i bandoni abbassati e i cartelli di vendesi e affittasi non si contano più. Un vuoto cosmico conseguenza dell’emorragia di clienti che ai piccoli negozi preferiscono i grandi centri commerciali e gli acquisti su internet. Un cambio di mentalità nel modo di fare acquisti con cui, prima o dopo, si trovano a fare i conti un po’ tutti i negozianti. E anche dicembre, nonostante il periodo natalizio – che comunque non fa testo, poiché “drogato” dai dati degli acquisti per i regali – non fa sconti a nessuno.
Solo nell’ultimo mese del 2018 hanno chiuso negozi come la Rifle di via Curtatone e Montanara, la stessa strada dove – dal lato opposto – sulla vetrina dello storico Fagni, già passato a una proprietà cinese, oggi si legge “vendita straordinaria per cessione di ramo d’azienda”. Chiude anche il negozio di abbigliamento femminile Mariangela, in via Carratica, così come il King Company per uomo di via della Costituzione. Fondi che si aggiungono alla decina di attività già ferme di via della Madonna, così come in via Carratica dove i fondi vuoti sono sette. Un record. Via, quest’ultima, regina indiscussa del commercio, che negli ultimi anni ha iniziato a languire, come altre zone del centro.
«Basta guardarsi intorno – commenta Caterina Capecchi, del negozio di abbigliamento femminile Zoe – La via ha perso molto. Mi piange il cuore a vedere così tanti negozi chiusi. Purtroppo, con la crisi che ancora c’è, chi resiste sono le attività aperte da più tempo e che hanno ormai una clientela affezionata, come nel mio caso. Per chi apre un’attività dal nulla, invece, è tutto molto più complicato. Certo è che molto dipende anche da noi commercianti. Io amo il mio lavoro e ci metto tutto l’amore possibile nella cura del negozio e nell’accogliere le mie clienti. Anche questo conta molto».
Ma il problema è diffuso e strutturale. «Le cause sono molteplici – commenta Simone Paci, alla guida dell’associazione Commercio Pistoia – e arrivano da lontano. La scelta di svuotare il centro storico di uffici e servizi, in ultimo la prefettura, la chiusura di tante banche, il trasferimento dell’ospedale del Ceppo. E speriamo solo che il liceo artistico rimanga dov’è! La cronica assenza di parcheggi a servizio del centro. Ora la vita è sul viale Adua e a Sant’Agostino. Migliaia di utenti che in passato facevano i loro acquisti nei nostri negozi e che ora, al massimo, vengono il sabato».
E Paci parla di «un’emergenza che deve essere affrontata con scelte coraggiose». Ma quali? «Per esempio, caratterizzare il centro storico con arredi urbani a verde, in una città che vive del verde, e promuovere iniziative in grado di attirare persone anche da fuori. Su queste proposte il dialogo con l’amministrazione prosegue». —
Valentina Vettori
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