Il Tirreno

Pistoia

Retribuzioni medie sempre più basse: penultima in Toscana la provincia di Pistoia

Valentina Vettori
Retribuzioni medie sempre più basse: penultima in Toscana la provincia di Pistoia

Con il calo del numero di aziende industriali e manifatturiere sale la percentuale di lavoratori meno qualificati e meno pagati 

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PISTOIA. Se è vero che nella ricerca di un posto di lavoro incidono, sempre più, la sede, la tipologia di aziende presenti sul territorio, la richiesta di lavoro più o meno qualificato e le opportunità di crescita professionale – elementi che contribuiscono a percepire retribuzioni diverse da una provincia all’altra – Pistoia, di certo, non è il miglior luogo dove lavorare.. A dirlo sono i numeri dell’Osservatorio Job Pricing di Bergamo, tramite la classifica Geography Index, che tracciano la mappa delle retribuzioni lorde medie per il settore privato nelle province italiane, e che fissano Pistoia a quota 27.199 euro lordi procapite. Nona su dieci in Toscana (al vertice troviamo Firenze con 30.082 euro, peggio di noi solo Arezzo con 26.955 euro) e sessantacinquesima a livello nazionale su centosette province, Pistoia orbita nella seconda metà della classifica, al “confine” con le città meridionali, dove la retribuzione lorda media scende fino al fanalino di coda Messina (23.668 euro).

Con i numeri di Index il nostro sessantacinquesimo posto, senza infamia e senza lode, “copia” quello della classifica del Sole 24 ore, relativa alla qualità della vita, dove Pistoia è incasellata nella stessa posizione. Ma se per quest’ultima graduatoria qualche segnale di miglioramento rispetto agli ultimi tre anni c’è stato, sul fronte delle retribuzioni Pistoia è ferma al palo.

Anzi, rispetto al 2016, dove era terzultima, si fa scavalcare persino da Massa Carrara, ora a quota 27.943 euro lordi.

Provincia, quest’ultima, con cui Pistoia gioca al ribasso anche sulla questione della disoccupazione, occupando gli ultimi due posti della classifica regionale.

«Sono dati che, purtroppo non ci sorprendono – commenta il segretario generale della Camera del lavoro di Pistoia Daniele Gioffredi – e che confermano quello che, da tempo, come Cgil denunciamo sul nostro territorio».

Non solo la crisi economica è responsabile di tale situazione, ma soprattutto – secondo Gioffredi – il radicale mutamento del tessuto occupazionale pistoiese. Fattore che ha determinato una decrescita del settore manifatturiero e industriale (oggi i suoi occupati sono il 19% del totale), lasciando spazio a una maggiore occupazione nel settore dei servizi (a quota 71% degli occupati), dove, però, l’occupazione è meno qualificata (e meno retribuita) e dove i contratti sono sempre più precari.

«Le retribuzioni sono più alte – spiega – nei territori dove sono presenti grandi aziende che investono in ricerca e sviluppo e nel lavoro più qualificato. Così come, nei territori dove esistono le condizioni per portare avanti la contrattazione di secondo livello».

Ovvero la possibilità per il sindacato di contrattare con l’azienda per andare incontro a specifiche esigenze, anche salariali. Ma a Pistoia, eccezion fatta per alcuni casi, non è così. Anche perché la stragrande maggioranza di attività sono micro e piccole imprese.

«Anche a Pistoia si assiste a un’allargamento della forbice della ricchezza, dove sempre meno persone ne detengono la gran parte, mentre la fascia media sta scomparendo e quella povera si amplia. L’abbiamo visto anche dagli ultimi dati della Caritas di Pistoia. Allora è fondamentale che la politica dia risposte a questo, in primis riducendo le disuguaglianze e poi affrontando la questione dell’innalzamento dei redditi». 
 

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