Il Tirreno

Pistoia

interrogatorio di garanzia 

«Sono inciampato non lo volevo colpire con il mio coltello»

Massimo Donati
«Sono inciampato non lo volevo colpire con il mio coltello»

Convalidato l’arresto della polizia per il tentato omicidio nell’ex centro sociale: il 59enne senzatetto resta in carcere

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PISTOIA. Una lite scoppiata per gelosia. E degenerata quando il rivale aveva ammesso che, sì, anche lui aveva delle mire sulla sua donna, alla quale, fra l’altro, anche se si era già sentita male per il troppo alcol, lui aveva continuato a dare da bere. Ma quel colpo di coltello al fianco non lo aveva inferto volontariamente: impugnata l’arma quando l’altro aveva afferrato un collo di bottiglia, era inciampato perché ubriaco e così lo aveva ferito.

È questa la versione che ieri mattina, interrogato in carcere dal giudice delle indagini preliminari, Mario Mastropietro ha dato di quanto è avvenuto attorno alle 22 di domenica scorsa nella fatiscente palazzina dell’ex centro sociale Slebest, in via Pacinotti. Il 59enne senzatetto, arrestato poche ore dopo il fatto dalla Squadra mobile, con l’accusa di tentato omicidio, ha scelto di rispondere (assistito dal suo difensore, l’avvocata Elena Baldi) alle domande del gip Patrizia Martucci. Che, al termine dell’interrogatorio di garanzia, ha convalidato l’arresto eseguito dalla polizia e ha applicato all’indagato la misura della custodia cautelare in carcere: se rimesso in libertà, troppo probabile, nel caso di un altro litigio per futili motivi, la reiterazione del reato, considerati anche i suoi precedenti e l’abitudine all’abuso di alcol.

Nessun dubbio inoltre che la coltellata inferta al fianco sinistro del rivale in amore (un senzatetto, anche lui, marocchino di 51 anni) avrebbe potuto causare la morte: operato d’urgenza per un’emorragia interna nella regione del rene, A.B. è ancora ricoverato in prognosi riservata all’ospedale San Jacopo.

Mastropietro ha raccontato che nel pomeriggio di domenica, lui, la sua compagna (una donna romena di 38 anni) e la vittima si erano ritrovati tutti insieme come spesso avviene sulle panchine di piazza Garibaldi, a bere vino e birra. Per poi raggiungere un paio di chiese, per chiedere qualche euro. In San Paolo la donna si era sentita male a causa dell’alcol, ma non era voluta salire sull’ambulanza intervenuta sul posto. I tre poi erano andati nella palazzina di via Pacinotti, dove il 51enne marocchino viveva in una delle stanze del piano superiore, assieme ad un altro loro amico senzatetto. E lì era scoppiata la lite. Dopo la fuga, Mastropietro era stato arrestato verso le due di notte a casa della sorella, a Chiesina Uzzanese. —

Massimo Donati

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