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Salvini: «Buon Natale al prete e a chi ha dovuto ascoltarlo»

Salvini: «Buon Natale al prete e a chi ha dovuto ascoltarlo»

Il ministro dell’interno torna sull’omelia di don Paolo Tofani che domenica dal pulpito aveva detto che col decreto sicurezza Gesù sarebbe morto bambino

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AGLIANA. «Ci mancava il prete che a messa dice: “Se c’era Salvini, Gesù Bambino moriva”. Roba da matti. Comunque, buon Natale anche a questo sacerdote e soprattutto ai fedeli che hanno dovuto ascoltare questa predica». Con questo post su Twitter, il ministro dell’Interno Matteo Salvini è tornato ieri sull’omelia pronunciata da don Paolo Tofani domenica mattina durante la messa delle 11 nella chiesa di San Piero ad Agliana.

«La famiglia di Gesù fu costretta, visto l’infanticidio ordinato da Erode, a emigrare in Egitto, come ci dice il Vangelo. Ma Gesù non sarebbe potuto tornare se ci fosse stata una legge sui migranti come c’è oggi in Italia»: queste le parole di don Tofani che già domenica avevano suscitato la reazione del senatore della Lega Manuel Vescovi.

Se i concetti espressi dal parroco, da un lato hanno indispettito il Carroccio, dall’altro hanno raccolto sostegno e solidarietà da altri ambienti politici. «A Natale – ha sottolineato lunedì il coordinatore nazionale di Futura, Marco Furfaro – lo abbraccerò forte Paolo Tofani, il prete del mio paese, Agliana, finito nel mirino della propaganda d’odio leghista solo per aver detto ciò che pensa. Sono parole semplici e inoppugnabili, quelle pronunciate domenica nell’omelia. Parole che servono a scuotere e a far riflettere, specie circa l’incredibile ipocrisia di quella politica che brandisce simboli religiosi mentre, quotidianamente, ne tradisce il significato. E deve aver proprio colto nel segno, don Paolo, se la risposta dei leghisti è stata così piccata e veemente».

Lunedì era intervenuto anche il consigliere regionale Pd, Marco Niccolai. «La presunzione dei dirigenti leghisti – aveva affermato – tocca una nuova punta: adesso si arriva anche a chiedere ad un parroco di fare “immediatamente mea culpa” rispetto ad alcune affermazioni non gradite fatte durante l’omelia. La libertà d’espressione e la libertà religiosa nel nostro Paese hanno i limiti che sono indicati dalla Costituzione e non dai politici di turno, che possono condividere o meno le parole di un sacerdote, ma che non possono certo chiedere pubbliche “rettifiche” come fa il senatore Vescovi». –

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