Il presidio
Minacce di morte, botte e sputi alla compagna: condannato
Dopo anni di maltrattamenti la donna trovò la forza di chiedere aiuto ai carabinieri che cacciarono di casa il professionista con un provvedimento d’urgenza
Pistoia. Botte, offese, minacce, anche di morte. Come quando l’aveva afferrata per il collo per poi spingerle la testa contro il piano della cucina e sputarle in faccia. O come quel giorno in cui, dicendole “ti ammazzo, ti ammazzo”, l’aveva trascinata per i capelli fuori dalla camera da letto fino in cucina, dove, afferrato un coltello, glielo aveva puntato alla gola. Tre anni di umiliazioni, di soprusi, di paura costante. Fino a quando, temendo anche per l’incolumità dei suoi bambini, aveva trovato la forza, il coraggio di chiedere aiuto ai carabinieri. Che, accorsi in quell’abitazione isolata sulle colline pistoiesi, si erano subito resi conto del pericolo che correvano la donna e i suoi figlioletti. E con un provvedimento d’urgenza avevano cacciato di casa il compagno.
Era il 23 febbraio dello scorso anno. L’altra mattina, l’uomo (45enne professionista pistoiese di cui non scriviamo le generalità per non rendere identificabile la vittima) è comparso davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale Luca Gaspari. Accusato di maltrattamenti in famiglia, minacce e percosse, è stato processato con il rito abbreviato e condannato a 2 anni di reclusione senza il beneficio della sospensione condizionale della pena, così come chiesto dall’avvocato di parte civile Katia Bonari, che ha sostenuto in aula come il comportamento processuale dell’imputato avesse denotato una mancata presa di consapevolezza della gravità di ciò che aveva fatto, con il conseguenze rischio di recidiva.
Interrogato in aula, il 45enne ha tra l’altro respinto tutte le accuse, nonostante prima del processo con il rito abbreviato avesse chiesto ed ottenuto dal pm il patteggiamento, poi respinto dal gup, che ha ritenuto la pena concordata non congrua. L’uomo ha giustificato la richiesta di patteggiamento – e la sua conseguente ammissione di colpa – come ennesimo gesto d’amore nei confronti dell’ex compagna.
Il giudice ha inoltre condannato l’imputato a pagare una provvisionale immediatamente esecutiva di 3.000 euro alla parte offesa, in attesa del risarcimento danni da quantificare in sede civile.
La convivenza tra l’uomo e la donna era iniziata nel 2014, nella casa di lei. E praticamente fin da subito erano iniziati i problemi. Maltrattamenti di ogni genere, fisici e morali. E le minacce, anche davanti ai bambini, come quella di darle fuoco alla casa se non avesse comprato un certo attrezzo agricolo, o di fracassarle l’auto se non gliel’avesse fatta usare. E l’ultima, quella che l’aveva talmente impaurita da spingerla a chiamare i carabinieri, il 23 febbraio 2017: “Te stanotte non dormire tranquilla perché io ti spezzo le gambe e ti riduco sulla sedia a rotelle”.
«I carabinieri, dopo quello che la donna raccontò loro, si resero conto subito che sarebbe stato pericoloso lasciare quell’uomo lassù con lei, in quella casa isolata – spiega l’avvocata Bonari – e lo allontanarono con un provvedimento d’urgenza. Uno strumento questo che la nostra normativa prevede in caso di pericolo in atto. Il gip poi e emise una misura cautelare di allontanamento per sei mesi. Passati i quali, purtroppo, lui era tornato, convincendo la mia assistita a riprenderlo in casa, facendole credere, da buon manipolatore, di essere cambiato. E tutto era ricominciato come prima. Ma questa volta per poco: siamo riusciti a farlo andare via di casa con l’aiuto dell’ufficiale giudiziario. Adesso, anche se lui in questi mesi ha cercato di avvicinarla ancora, siamo arrivati alla sentenza. E questa donna potrà finalmente rifarsi una vita». —
Massimo Donati
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
