Italia
Poveri, senza casa e lavoro: ecco la “città invisibile” per la Caritas
In leggero calo a Pistoia le persone che bussano ai centri diocesani, ma i problemi restano. In maggioranza donne, 17 su 100 ricevono un aiuto da almeno dieci anni
PISTOIA. Calano i poveri ma non l’allarme povertà in un territorio, quello della diocesi di Pistoia, in cui le situazioni di fragilità (economica, lavorativa) si incancreniscono e si chiudono, fino a produrre un senso di “esclusione” latente, che diventa solitudine e scoraggiamento. Cosa che spiega anche la diminuzione (numerica) delle persone che hanno bussato ai centri Caritas nei primi 6 mesi del 2018 rispetto all'anno prima: 1664 a fronte dei 1741 nel 2017. Un calo del 4% che però non si rispecchia in un abbassamento sostanziale delle visite ai centri, che anzi nel primo semestre dell'anno scorso erano state 13.159 scendendo nel 2018 di qualche decina (12.817). Calo lieve che conferma una grave marginalità anche perché le visite medie aumentano a 7,7 a persona.
«La rete dei centri Caritas resiste ed è presente» dice Marcello Suppressa, direttore della Caritas diocesana, rilanciando la sfida quotidiana di «mantenere l'equilibrio e rimanere dalla parte giusta, quella dei poveri» anche contro «generalizzazioni e semplificazioni pericolose» come l' «abolizione della povertà (slogan lanciato dal vicepremier Di Maio,ndr) o il decreto sicurezza appena approvato, contrario ai nostri principi».
Dicembre, preparazione al Natale per i cristiani, tempo di bilanci per tutti, si apre da tradizione con gli «scossoni» impressi alla città dall'attiva Caritas pistoiese. Scossoni importanti alla luce di una dura fotografia del territorio fatta da Giovanni Cerri, «essenziali per le comunità cristiane - come dice don Paolo Tofani, vicedirettore Caritas- affinché siano alternative ad una società sempre meno attenta ai diritti di tutti»; preoccupanti come evidenziato dalla lettura «oltre i dati» di Francesca Meoni.
La «città invisibile» descritta dalla Caritas è la Pistoia dove crescono i senza reddito (facile prede di lavoro nero e caporali che sfruttano) e i «senza residenza». Scalino ancor più basso dei senza fissa dimora, «perché senza residenza - ha ricodato Francesca Meoni riferendosi alla crescente precarietà abitativa di chi vive in abitazioni provvisorie o sotto sfratto - vuol dire senza diritti: poter accedere ai servizi, prenotare una visita medica».
Scindendo i dati dei singoli centri d'ascolto dislocati sul territorio si evince che, se in periferia (da Agliana a Casalguidi, da Quarrata a Carmignano) le persone accolte calano, aumentano di molto a Pistoia città (con un +20% di richieste all'ufficio diocesano e allo Spaccio della solidarietà della Misericordia). Se il 14,8% delle persone si è avvicinato nel 2018, c'è una fetta consistente (quasi 17%) di persone che frequentano i centri da 10 anni e più. Il 15% delle persone arriva da fuori Diocesi, le donne continuano a farsi carico della richiesta di aiuto (nel 57,3% dei casi) ma aumenta negli ultimi 5 anni la povertà maschile. Aumentano le persone con alloggi di fortuna e se il 93% manifesta ristrettezza reddituale, crescono i “senza reddito” rispetto al 2017. Disoccupazione, reddito, casa, disagio familiare: il quadro della Caritas illustra un pericoloso imbuto della povertà.
«Creiamo reti di solidarietà- la chiusura del vescovo Tardelli- il lavoro di Caritas è un appello, un invito alla società e alle istituzioni a creare lavoro libero, partecipativo e solidale». —
Elisa Pacini
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