Il presidio
L'indagine tra gli elettori del Pd boccia i gruppi dirigenti
L’iniziativa (senza precedenti in Toscana) lanciata dopo i ko locali e nazionali I vertici vengono accusati di aver tradito i diritti e gli interessi dei lavoratori
PISTOIA. Il Pd di Pistoia ha deciso di ascoltare elettori e simpatizzanti. E questi ultimi si sono fatti sentire, anche troppo. L’indagine “Ascoltare per capire, capire per innovare”, avviata tra i partecipanti alla Festa dell’Unità di Santomato e presentata ieri, sempre a Santomato, è una bella doccia fredda per la dirigenza del partito, che viene sonoramente bocciata. Una risposta (in parte) attesa per una iniziativa che finora comunque non ha avuto uguali quanto meno a livello toscano.. «Non è che ci hanno detto di fare in un modo e noi così facciamo – sottolinea il segretario comunale Maurizio Bozzaotre – è chiaro che dovrà esserci una elaborazione da parte del partito, elaborazione che è già cominciata nel confronto ai tavoli svoltosi oggi dopo la relazione di Filippo Buccarelli (che ha curato raccolta ed elaborazione dei dati, ndr) e che proseguirà in futuro. Ma di una iniziativa del genere c’era bisogno, anzi bisognava averla fatta prima. E ora noi la offriamo come proposta anche al livello nazionale del partito: si trovino forme di partecipazione, sfruttando anche le tecnologie che ci sono. La gente ci ha abbandonati anche perché abbiamo smesso di coinvolgerla».
Ma vediamo i risultati dei principali temi. La bocciatura dei governi Letta, Renzi e Gentiloni arriva soprattutto dai 35-49enni, soprattutto se donne, mentre i giovani e gli anziani sono in maggioranza soddisfatti. Una insoddisfazione che si basa sul “tradimento dei diritti dei lavoratori e dei valori della sinistra” (68,8%) e sulle “mancate riforme” (56,9%). Si ferma al 41% invece l’insofferenza per la gestione Renzi, che è davvero forte soprattutto tra gli over 61.
A Pistoia il Pd ha perso il Comune dopo 70 anni di governo sia per le caratteristiche percepite del sindaco Bertinelli (incomunicabilità, distanza, diffidenza nei confronti dei poteri organizzati del territorio, per una frequenza di risposte del 67%), ma nella stessa misura per le divisioni interne al Pd (65%), fattore che i dirigenti hanno sempre cercato di minimizzare. Il quadro politico nazionale sarebbe stato determinante solo per il 43,2% delle risposte nella storica sconfitta che ha aperto le porte di Palazzo di Giano ad Alessandro Tomasi.
L’82,9% del campione in passato aveva votato Pd ma solo il 62,9 lo ha rivotato alle ultime elezioni nazionali. La “fuga” è guidata soprattutto dai 35-49enni (35,6%), mentre i più fedeli sono gli over 65 (11,2%). Per condizione professionale, si comportano in modo simile gli studenti-cadsalinghe-disoccupati e i lavoratori dipendenti.
Perché non votare più Pd? Risposta del 56,5%: l’attuale classe dirigente, considerata chiusa, presuntuosa, inesperta e impreparata. Tra i titolari di titoli di studio fino al diploma, anche il tradimento degli interessi dei lavoratori ha un grande peso.
L’indagine chiedeva quale fosse il tipo di concezione di sinistra degli intervistati, proponendo una concezione ideale (uguaglianza, diritti, libertà, solidarietà), una tradizionale (lavoro, doveri, comunismo, stato), una liberale (merito, competenza, liberalismo) e una securitaria (sicurezza, regole, onestà). Ebbene, l’interpretazione ideale ha vinto con distacco sia tra gli intervistatgi che si definivano di sinistra-sinistra, sia tra i centrosinistri sia tra gli autodefinitisi centristi. Una supremazia che rimane tale anche rispetto al sesso e al titolo di studio. —
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