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Porta Nuova, un pasticcio l’esproprio dei vivai Bongi

Fabio Calamati
Porta Nuova, un pasticcio l’esproprio dei vivai Bongi

Il Comune tratta con i proprietari che hanno presentato ricorso al Tar e intanto annulla una determina del novembre 2011 a rischio di illegittimità

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PISTOIA. Con i suoi 12 milioni di euro di costo, la realizzazione della Porta Nuova, nel 2010, è stata sicuramente una delle opere pubbliche più importanti per la Pistoia del dopoguerra. Adesso, otto anni dopo, il Comune è costretto a riaprire quel dossier, perché tra quelle carte si annida un brutto pasticcio amministrativo.

In pratica, la strada di collegamento tra la Porta Nuova e la rotonda di via dell’Annona, venne realizzata attraversando un vivaio, quello della famiglia Bongi, proprietaria della società Dema. Ovviamente era prevista una procedura di esproprio e c’erano anche i fondi stanziati (343.000 euro). Ad aprile 2007 il Comune occupò l’area e nei quattro anni successivi avrebbe dovuto concludere gli espropri. Il contratto con le aziende realizzatrici dell’opera fu siglato nell’agosto 2007 e i lavori furono terminati il 15 dicembre 2010. Ma nel frattempo le procedure di esproprio non si conclusero e il relativo decreto non fu emanato. Una carenza che può sembrare di piccola entità ma che in realtà condiziona la regolarità di tutta l’operazione.

Nonostante questo l’opera fu collaudata e il Comune (la firma è dell’allora dirigente dei Lavori pubblici Marcello Evangelisti) approvò il relativo verbale (firmato dall’ingegner Maurizio Lucchesi) il 18 novembre 2011. I Bongi sollecitarono il Comune a rimediare alla dimenticanza, ma le loro richieste non trovarono ascolto. E allora non rimase loro che bussare al Tar, cosa che fecero con un ricorso nel maggio 2012. Da manuale la richiesta: restituzione del bene nelle condizioni precedenti all’opera e risarcimento di tutti i danni patiti, compresi la perdita delle piante, il costo dello spostamento delle altre, il minor valore del vivaio (l’esproprio ne ha “mangiato” solo un pezzo) e così via.

Da allora sono passati sei anni e la questione torna a galla in questi giorni. Sì, perché da tempo Palazzo di Giano ha riconosciuto di essere probabilmente nel torto in questo pasticcio ed ha quindi scelto la via della trattativa con la famiglia Bongi. Trattativa che va per le lunghe, ma che intanto ha fatto sì che l’udienza al Tar già fissata per il 21 novembre, venisse rinviata a giugno.

Nel frattempo, l’amministrazione ha pensato di cercare di ridurre i danni. E visto che la famosa determina del novembre 2011 “è suscettibile di avere un contenuto illegittimo” (dava cioè per conclusi gli espropri che conclusi non erano), allora meglio annullarla esercitando il diritto di “autotutela”. Cioè riconoscendo di avere sbagliato e autocorreggendosi prima che ci pensi un’autorità esterna.

Ed ecco allora la nuova determina sfornata da Palazzo di Giano sul pasticcio della Quinta Porta: un avvio di procedimento per l’annullamento della determina 2011. Una volta andata in porto questa operazione, il Comune potrebbe riformulare l’atto, rispettando questa volta la realtà dei fatti ma ottenendo la chiusura del contenzioso davanti al Tar. Una mossa che dovrebbe aprire le porte ad una positiva conclusione della trattativa con gli espropriati. Il Comune dovrà comunque – verosimilmente – sborsare una bella cifra in risarcimenti, visto che di demolire Porta Nuova, ovviamente, non se ne parla. —

Fabio Calamati

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