«Paese autosufficiente? Una follia economica la teoria del Governo»
Bacchettate all’Europa, ma bacchettate soprattutto al Governo Lega – 5 Stelle. Sono pochi, oseremmo dire zero, gli elementi dell’azione dell’attuale esecutivo apprezzati da Susanna Camusso
PISTOIA. Bacchettate all’Europa, ma bacchettate soprattutto al Governo Lega – 5 Stelle. Sono pochi, oseremmo dire zero, gli elementi dell’azione dell’attuale esecutivo apprezzati da Susanna Camusso nel lungo intervento che ha concluso l’XI° Congresso regionale della Cgil. . Prima dell’incontro serale tra il premier Giuseppe Conte e Jean Claude Juncker Camusso auspicava che «non fosse una perdita di tempo. Spero in una discussione concreta. È necessario che l’Europa riconosca la necessità di politiche espansive. La politica dell’austerità non è stata positiva, lo dimostra un Paese come il nostro che non ha ancora recuperato i livelli precedenti alla crisi». Ma la ricetta per uscire dalla crisi non è il reddito di cittadinanza: «È una strada nebulosa, che continua a cambiare forma ogni giorno. Parrebbe di esser tornati alla tessera contro la povertà, che è anche un arretramento rispetto alle politiche di inclusione precedentemente definite e in parte conquistate. Il rischio è che diventi una pura politica di assistenza invece che una strategia per l’inclusione».
Severo il giudizio generale sulla manovra finanziaria: «Ci raccontano che è una svolta per il Paese, ma dentro ci sono condoni e flat tax, nessuna lotta alla corruzione. C’è l’idea di abbassare le tasse sempre e ovunque, ma senza gettito fiscale arriva solo la cancellazione progressiva dei servizi e del welfare». In un mondo globalizzato, aggiunge, «teorizzare un Paese autosufficiente è una follia economica, che ricadrà direttamente sulle condizioni dei lavoratori. I nuovi nazionalismi se la prendono con i più deboli, usano la paura per avere consenso: questa non è capacità di governo, bensì vigliaccheria e volontà di sottrarsi ai problemi reali».
Camusso riconosce però che la crisi «ha avuto caratteristiche peculiari in Italia, ovvero la rottura tra il mondo del lavoro e la sinistra italiana. Dobbiamo interrogarci sulle ragioni di questa frattura, perché mettere al centro le condizioni dei lavoratori è fondamentale per trovare una prospettiva».
«La povertà oggi – conclude – è fatta di giovani, ragazzi, donne sole: questi non vengono inclusi, non hanno accesso a istruzione e lavoro e una pura politica di assistenza aumenterà solo la marginalità. Troppi hanno pensato che la politica possa fare a meno del mondo del lavoro, non a caso la nostra Carta dei diritti universali parte da un punto fondamnetale: un lavoratore è sempre tale, qualunque sia il suo impiego e tipologia di contratto»
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