Il Tirreno

Pistoia

bancarotte pilotate ed evasione 

“Amici nostri”: subito a processo i presunti capi

M.D.
“Amici nostri”: subito a processo i presunti capi

Fissato il giudizio immediato per i ragionieri commercialisti Ignazio Ferrante e Vincenzo Fera e due imprenditori finiti a maggio scorso nella rete della procura

2 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Giudizio immediato per Ignazio Ferrante e Vincenzo Fera, i due ragionieri commercialisti finiti in manette lo scorso maggio nell’ambito dell’operazione “Amici nostri” e accusati di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, all’evasione fiscale, al riciclaggio e alle truffe. Insieme a loro, il prossimo 19 febbraio, saranno processati direttamente senza passare dal vaglio dell’udienza preliminare, anche gli altri due indagati che si trovano tutt’ora sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari: Gli imprenditori Paolo Fedi, 48 anni, pistoiese, ed Emanuele Giacomelli, 53 anni, di Quarrata.

Per i quattro, il pm Claudio Curreli, titolare dell’inchiesta, ha ritenuto di aver in mano prove talmente schiaccianti tali da saltare la fase della richiesta di rinvio a giudizio di fronte al giudice dell’udienza preliminare: ha chiesto ed ottenuto dal gip il giudizio immediato.

Ignazio Ferrante, 55 anni, residente a Pistoia e domiciliato a Pieve a Nievole (è difeso dagli avvocati Giuseppe Roscitano e Rocco Ceravolo), e Vincenzo Fera, 64 anni, di Serravalle Pistoiese (difeso da Claudio Del Rosso ed Eriberto Rosso), sono ritenuti dagli inquirenti i capi e i promotori del sodalizio criminale: professionisti – spiega la procura – specializzati nello “svuotare” imprese in crisi e nel pilotarne i fallimenti, truffando di volta in volta i fornitori o l’erario. In pratica, fornivano, secondo le accuse, assistenza a imprenditori in difficoltà e li aiutavano a svuotare di capitali e beni le proprie ditte. E si interessavano nell’acquistare attività commerciali come alberghi, ristoranti e pizzerie, intestandoli a prestanome.

L’inchiesta “Amici Nostri”, nel maggio scorso, assieme all’inchiesta gemella “Pluribus”, aveva portato all’esecuzione di 27 misure restrittive: 2 arresti in carcere, 24 ai domiciliari e un obbligo di dimora. Al termine delle indagini condotte da carabinieri e guardia di finanza sono state 163 le persone indagate. Per loro (per i casi che non verranno archiviati), la procura della Repubblica presenterà una normale richiesta di rinvio a giudizio. —

M.D.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web