Il Tirreno

Pistoia

il processo  

Condannato a nove anni per gli abusi sulla figlioletta

MASSIMO DONATI
Condannato a nove anni per gli abusi sulla figlioletta

Da uno strano “ gioco” con un’amichetta i sospetti su ciò che avveniva realmente durante le ore passate insieme al padre a cui era stata tolta dai servizi sociali

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PISTOIA. Baci, carezze, palpeggiamenti: quando avevano visto il “gioco” che quella bambina di appena 9 anni stava facendo assieme alla sua amichetta, i genitori affidatari erano rimasti allibiti. E le avevano chiesto spiegazioni. «Queste cose me le faceva il babbo quando ero piccola» si erano sentiti rispondere. E allo stupore era subentrata l’angoscia. Era l’estate del 2014. I servizi sociali, l’inchiesta della procura, l’audizione della piccola davanti a giudice e psicologa... E per il padre era scattata la denuncia per violenza sessuale pluriaggravata. Seguita dal rinvio a giudizio. E dalla condanna, nel primo pomeriggio di ieri, pesantissima.

L’uomo, 43enne di Pistoia (non pubblichiamo il nome per non rendere identificabile la parte offesa), è stato condannato a 9 anni di reclusione con la perdita della potestà genitoriale. Al termine della propria requisitoria, il pm Claudio Curreli aveva chiesto 8 anni. Una sentenza sbagliata quella emessa dal tribunale collegiale, secondo l’avvocato difensore Fausto Malucchi, profondamente convinto dell’innocenza del proprio assistito: attenderà il deposito delle motivazioni per poi presentare appello.

Le violenze sarebbero avvenute tra il 2009 e il 2010, quando la bambina aveva 4-5 anni ed era già stata affidata a un altra famiglia: i genitori, separati, vivevano secondo i servizi sociali, in una situazione di disagio troppo profonda. Quattro anni dopo, nel 2014, la bambina era stata sorpresa dai genitori affidatari mentre con una sua amichetta faceva un gioco dagli espliciti riferimenti sessuali. E interrogata, aveva raccontato di ciò che il babbo le faceva quando, ogni quindici giorni, andava a prenderla per passare qualche ora assieme a lei. Un racconto che i genitori affidatari aveva immediatamente riferito agli assistenti sociali che seguivano la bambina, che a loro volta avevano informato la procura della Repubblica.

Aperta l’inchiesta, il caso aveva seguito l’iter classico delle violenze sessuali su minori, compreso l’incidente probatorio: la bambina era stata ascoltata dal giudice delle indagini preliminari assistita da una psicologa. E aveva raccontato che in più occasioni il padre l’avrebbe portata nel bagno del bar (una volta anche in quello della casa della nonna) dove erano soliti trascorrere le ore concesse per le visite dai servizi sociali. E lì l’avrebbe baciata sulla bocca e palpeggiata nelle parti intime, costringendo lei a fare lo stesso.

Un racconto, il suo ritenuto attendibile, e in base al quale erano state alla fine formulate le accuse oggetto del processo che si è concluso ieri.

«Un racconto che però si è evoluto nel corso degli anni – spiega l’avvocato difensore dell’uomo, contestando la credibilità della bambina – fino ad arrivare ad includere anche veri e propri rapporti sessuali, che comunque non sono stati contestati in questo processo. Impossibile comunque, qualora ciò fosse vero, che la famiglia affidataria non si sia accorta di abusi di quella portata su una bambina di 4-5 anni, che invece era sempre tornata a casa comportandosi come se nulla fosse». —

MASSIMO DONATI.

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