Il presidio
«Atto sproporzionato» Il Tar bacchetta il Comune
Il ricorso presentato dal legale di don Biancalani al Tribunale amministrativo è stato accolto e l’ordinanza di Palazzo di Giano parzialmente sospesa
PISTOIA
“Fondatezza del ricorso”, “censura d'incompetenza”, “genericità e mancanza di proporzionalità della misura adottata”. È con questi termini che il Tribunale amministrativo regionale per la Toscana, ieri, ha motivato l'ordinanza di sospensiva del provvedimento con cui Palazzo di Giano, lo scorso 11 settembre, aveva imposto a don Massimo Biancalani «di cessare l'attività di accoglienza di persone comunitarie ed extracomunitarie» all'interno dei locali della parrocchia di Vicofaro. Un'ordinanza a firma dell'ufficio Urbanistica del Comune - immediatamente impugnata dal parroco - arrivata dopo i controlli dei vigili del fuoco, che avevano rilevato la non idoneità della struttura ad accogliere le decine di persone esterne al Centro di accoglienza straordinaria. Tutti elementi che ora fanno ben sperare i sostenitori dell'attività di accoglienza del parroco, in attesa dell'udienza pubblica prevista il prossimo 22 gennaio, poiché spesso le motivazioni espresse nelle ordinanze di sospensiva del Tar poi vengono confermate anche dalla sentenza di merito.
Nel successivo passaggio, però, il Tar specifica anche come l'istanza cautelare sia stata accolta solo parzialmente, «sospendendo l’efficacia del provvedimento impugnato nella parte in cui vieta totalmente anche l’attività del Cas, che invece, entro limiti prestabiliti, risulterebbe autorizzata». In sostanza, il ricorso di don Biancalani viene accolto, ma nei fatti la sospensiva scatta solo per quanto riguarda il Centro di accoglienza straordinaria che si trovava al primo piano della struttura, prima che la Prefettura – sempre in virtù delle rilevazioni dei vigili del fuoco – decidesse di trasferirlo a Ramini, per tutelare le persone ospitate. Finché il Cas non potrà riaprire a Vicofaro, insomma, non cambierà nulla.
Per il parroco, però, è già una vittoria. Contattato al telefono, don Biancalani gioisce della notizia – immediatamente condivisa sui social, come è solito fare – sostenendo che proprio grazie alla sospensiva del Tar, i richiedenti asilo ospiti – che non ha mai smesso di accogliere, anche nei locali soggetti all'ordinanza del Comune – ora potranno tornare a rinnovare i loro permessi di soggiorno dichiarando Vicofaro come loro domicilio. A causa dell'ordinanza, infatti, «l'Ufficio immigrazione della Questura non rinnovava i permessi di soggiorno ai ragazzi. Ora invece dovrà tornare a farlo».
Più cauto l'avvocato Umberto Buiani, che assiste il parroco nel ricorso al Tar, secondo il quale bisognerà capire quale sarà l'interpretazione relativa ad alcuni passaggi della sospensiva, che comunque sottolinea «ci è favorevole nel definire la sproporzionalità della misura adottata dal Comune, che speriamo venga confermata con la sentenza».
Dal canto suo, Palazzo di Giano diffonde una nota in cui sottolinea tutt'altro passaggio. «Il Tar, pronunciandosi sull’istanza di sospensione proposta dal ricorrente – si legge - ha ritenuto di non dover sospendere l’efficacia dell’ordinanza emessa dal Comune per quanto riguarda l’accoglienza cosiddetta “fuori progetto”, ovvero quella non riconducibile all’attività di accoglienza autorizzata dalla Prefettura», ma solo per quella relativa al Cas che «in ogni caso – prosegue la nota - era già stata sospesa precedentemente dalla Prefettura ». —
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