Il presidio
Vivaismo, nuove speranze per i creditori di Bruschi
La Corte d’Appello accoglie il ricorso e chiede che il Tribunale dichiari il fallimento Chiti: una vittoria importante, e ora vediamo quanto riusciremo a recuperare
pistoia
«Personalmente credo che dal punto di vista economico, per i fornitori-creditori cambi poco. C’è da soddisfare un castelletto di crediti privilegiati prima dei crediti delle aziende private, che unito ad un crollo del valore immobiliare dei terreni agricoli e delle aziende in generale verificatosi in questi ultimi anni, porterà noi fornitori a ritrovarsi con un pugno di mosche». Tuttavia, e qui Paolo Chiti e Lisa Trinci, referenti del Comitato creditori “Vivai Sandro Bruschi”, condividono in pieno le parole del collega vivaista Francesco Vignoli, «è molto importante, aver interrotto quella’” invenzione” tutta pistoiese che permetteva ad un azienda di caricarsi di debiti e poi, quando la corda si stava per rompere, affittare l’azienda ad un terzo ed uscire fuori, con una semplice firma, dai problemi, dai debiti e addirittura dai rischi di perdere le proprietà immobiliari».
La Corte d’Appello di Firenze ha accolto due giorni fa il ricorso di una decina di creditori del vivaio Bruschi contro la mancata sentenza di fallimento di primo grado. Nell’ottobre 2017 il Tribunale di Pistoia aveva respinto l’istanza, riaffermando la prevalenza dell’attività agricola su quella commerciale. E, come noto, le aziende agricole, non sono fallibili per legge. A questo punto si aprono nuovi scenari. Inattesi, per certi versi, ma auspicati dal Comitato creditori. «I vivaisti che fanno parte del Comitato – informa Chiti – vantano crediti per circa 5 milioni nei confronti di Bruschi, ma in totale i crediti che devono essere saldati superano i 9 milioni (9, 5 ndr). Quasi 15 milioni i crediti delle banche».
Il dispositivo della Corte d’Appello rimanda gli atti al Tribunale di Pistoia, perché si esprima con una dichiarazione di fallimento nei confronti dell’azienda Bruschi.
Con questa decisione si ristabilisce la “par condicio” tra i creditori stessi, visto che sono pendenti procedure esecutive avviate per conto di altri e che 36 aziende hanno scelto la via del pignoramento. Dal Tribunale di Pistoia dovrebbe arrivare a breve il decreto di fallimento e si procederà alla nomina di un curatore fallimentare.
Cosa succederà all’affitto del ramo d’azienda alla Giorgio Tesi Group? «Affittare l’azienda il ramo di azienda – commenta Vignolini – non ha significato solo affittare dei terreni da coltivare, ma mettere in mano all’affittuario, una enorme quantità di macchine operatrici del valore di centinaia di migliaia di euro. Un enorme serbatoio di piante pronte alla vendita che bastava prelevare e spedire».
«Secondo noi – afferma Chiti – il valore delle piante del soprassuolo si aggirava sui dieci milioni di euro, ma il contratto estimatorio riporta poco più di un milione. Ci risulta che in larga parte siano state vendute».
La sentenza della Corte d’Appello, prosegue, è una vittoria importante «per i creditori. Un punto da cui ripartire tutti insieme, riequilibrando gli squilibri intervenuti nel vivaismo. Io, per primo, ho dovuto rinunciare a quattro dei miei operai. In azienda siamo rimasti in quattro. Ma alcuni colleghi hanno chiuso o vissuto momenti di disperazione. Si aprono nuovi scenari. Vediamo cosa dirà il curatore riguardo al contratto tra Bruschi e Tesi». –
TIZIANA GORI
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