Il Tirreno

Pistoia

Restano in carcere gli aggressori del giovane accoltellato

M.D.
Una pattuglia dei carabinieri in via Abbi Pazienza, la strada dove i due sono stati arrestati
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Una pattuglia dei carabinieri in via Abbi Pazienza, la strada dove i due sono stati arrestati

Pistoia, parla la vittima: «Ho capito di essere ferito quando ho visto il sangue»

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PISTOIA. «Mi si è fatto subito incontro, urlando in modo incomprensibile. Istintivamente mi sono ritratto di qualche passo ma mi ha colpito con un coltello, all’addome, lacerandomi la camicia fino all’altezza del cuore. Mi sono sentito subito male, ma all’inizio non capivo perché. Poi mi sono accorto che la camicia si stava macchiando di sangue, e ho realizzato di essere stato ferito...».

Le parole sono quelle della testimonianza del 25enne pistoiese aggredito nella nottata di sabato 18 agosto  in piazza San Francesco mentre cercava di impedire insieme a tre amici il furto dell’auto di uno di loro. Una quindicina i punti che i medici del San Jacopo gli hanno applicato per suturare la ferita al petto, mentre gli autori del tentato furto – degenerato in tentata rapina impropria aggravata – venivano arrestati dai carabinieri.

Martedì 21 agosto, nella casa circondariale di Santa Caterina in Brana, Abdeljalil Chihab, 28 anni, marocchino irregolare, e Aleandro Bettini, pratese 35enne, entrambi senza fissa dimora e con svariati precedenti penali e di polizia alle spalle, sono stati sottoposti all’interrogatorio di garanzia dal parte del giudice delle indagini preliminari Luca Gaspari, che, convalidato l’arresto in flagranza, ha applicato loro la misura restrittiva chiesta dal pm Leonardo De Gaudio: la custodia cautelare in carcere.

Durante l’interrogatorio, Chihab ha negato di essere stato lui a impugnare il coltello e a ferire il 25enne pistoiese, cercando di scaricare la colpa sul complice, ma il gip non lo ha ritenuto credibile, alla luce soprattutto delle testimonianze del gruppo di amici della vittima, che lo hanno visto chiaramente brandire l’arma e colpire. Inoltre, il 28enne marocchino ha accusato i carabinieri che poco dopo lo hanno bloccato di essersi inventati il fatto che lui aveva tentato di liberarsi del coltello gettandolo sotto un’auto in sosta. Quel coltello con cui poco prima aveva scassinato la serratura della Fiat 500 in sosta in piazza San Francesco, per poi tagliare i fili del blocco dell’accensione, mentre il Bettini si trovava seduto accanto a lui nell’abitacolo.

Anche se è il marocchino ad essere considerato l’autore materiale dei reati di tentata rapina e di lesioni, a Bettini (la cui prima condanna risale al novembre 2001 e l’ultima al febbraio 2017)viene contestato il pieno concorso: era a conoscenza che il complice aveva un coltello e poteva ben immaginarsi che in una piazza centrale come quella di San Francesco il loro tentativo di furto potesse essere scoperto e degenerare. Tra l’altro, il 35enne pratese era già colpito dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora e permanenza notturna in casa dalle 20 alle 7, scattata in seguito alla serie di incendi che nella primavera del 2017 aveva appiccato nel centro storico di Pistoia a cassonetti e rifiuti.

Tutte considerazioni che hanno portato il gip a ritenere che solo il carcere possa impedire ad entrambi di commettere nuovi reati. —

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