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Piazza della Resistenza, l’ex pizzeria occupata da due senzatetto

Tiziana Gori
Piazza della Resistenza, l’ex pizzeria occupata da due senzatetto

Pistoia, il dramma di Massimo e Cinzia: «Non abbiamo altro posto dove stare»

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PISTOIA. C’è un telo steso all’esterno, davanti all’ingresso dell’ex pub pizzeria Al’Trove. Massimo Ciappei ci si siede sopra. È invalido civile, dice di prendere 200 euro al mese dallo Stato. Cinzia Milani divide con lui gli spazi dell’ex pub pizzeria di piazza della Resistenza.

«Siamo qui da due mesi». Entrambi cinquantenni e senza una casa, per vari motivi. Nella cucina dell’Al’Trove, che ha chiuso i battenti a fine 2017 dopo 14 anni di attività, ci sono file di panni stesi. Sul bancone in marmo delle patate e oggetti per cucinare. In un angolo una scopa di saggina. All’esterno ancora panni stesi, e un peluche: un coniglio bianco e blu. È quello che ha fatto pensare che un’intera famiglia potesse essere andata a vivere nel locale di piazza d’Armi. In Comune non risulta così, ma di sicuro la notte – oltre ai due “stanziali” – sembra esserci un discreto giro di persone – pistoiesi e non – che si dividono gli spazi.

«Cos’altro potevo fare? Sono fuori casa da due mesi – racconta Ciappei – e prendo 200 euro di invalidità al mese. Se sono passati i vigili a controllare? Sì, certo. Anche i carabinieri. Sanno della situazione, ma non abbiamo un altro posto dove andare». «Ho fatto domanda per il reddito d’inclusione – afferma Milani – ma non si ritrova la carta. Dicono di avermela spedita, io non ce l’ho». Una casa d’emergenza. Un lavoro. L’Albergo popolare no, a Cinzia non piace. Preferisce stare lì.

Nella tarda mattinata di un sabato d’agosto, in piazza della Resistenza si fermano poche persone. Alcuni ragazzi di colore parlano seduti sulle panchine. Una Fiat Panda transita sul vialetto in ghiaia (ma non è pedonale? ). Mentre parliamo si avvicinano due giovani. Salutano Cinzia e Massimo. Anche loro hanno storie di disagio alle spalle. Di peccato, se così vogliamo dire, e ricerca di redenzione. Aleandro Bettini ha una borsa lavoro da 320 euro al mese da una cooperativa che collabora con Mati Piante. Vorrebbe un impiego che gli desse la possibilità di guadagnare di più.

«Ho parlato con quella coppia – spiega, riferendosi a Ciappei e Milani – l’assessore al sociale Annamaria Celesti – Gli ho proposto l’Albergo popolare. È una soluzione che a loro non piace, ma è l’unica percorribile al momento. Poi, controlleremo se ci sono tutti i requisiti per accedere alle graduatorie per una casa d’emergenza o un alloggio popolare. La realtà è che, al momento, preferiscono stare lì, all’aperto. Ci dev’essere una volontà che al momento non c’è, di fare le cose. E in questo, alcune persone più di altre hanno bisogno di un aiuto da parte di tutta la comunità per intraprendere un percorso di reinserimento».

Per quanto riguarda l’Al’Trove, l’assessore ai Lavori pubblici Alessio Bartolomei informa che il nuovo bando sarà pronto a settembre. Il primo è andato deserto. «Un imprenditore era interessato – spiega – Ha chiesto un contributo da parte del Comune. Con una gestione decennale riteneva di non avere sufficienti tempi d’ammortamento per gli investimenti da fare. Nel nuovo bando la gestione sarà ventennale, ma stiamo verificando con gli uffici se sia possibile andare anche oltre». Uno dei requisti richiesti sarà la disponibilità a tenere aperto per molte ore al giorno. L’obiettivo è chiaro: una presenza continua di clienti potrebbe scoraggiare altre presenze meno gradite. Il parco è stato spesso agli onori della cronaca per episodi di spaccio. I senzatetto che hanno preso possesso temporaneo dell’ex pizzeria a quel punto dovranno andarsene. Per ora, nessuno se la sente di cacciarli. –




 

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