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Botte, offese e minacce: ma ora non potrà più avvicinarsi alla moglie

Botte, offese e minacce: ma ora non potrà più avvicinarsi alla moglie

PISTOIA. Le offese e le minacce erano iniziate quando ancora vivevano sotto lo stesso tetto. Così come le botte – reciproche – durante le frequenti liti. Ma quando la donna aveva deciso di andarsene...

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PISTOIA. Le offese e le minacce erano iniziate quando ancora vivevano sotto lo stesso tetto. Così come le botte – reciproche – durante le frequenti liti. Ma quando la donna aveva deciso di andarsene di casa erano tutt’altro che finite. Il marito ha iniziato a ritrovarselo ovunque: per strada, sul luogo di lavori e anche nella sua nuova abitazione, dove aveva anche aggredito in un paio di occasioni il suo nuovo compagno. Una vita, alla fine, la sua, che non era più tale.

A cercare di restituire alla donna un’esistenza “normale”, o perlomeno senza la presenza di un’ansia e una paura costanti, ci ha pensato adesso la gip del tribunale di Pistoia Patrizia Martucci che, su richiesta del pubblico ministero Giuseppe Grieco, ha applicato al marito-stalker la misura cautelare del divieto di avvicinamento a meno di 500 metri da lei e dai luoghi da lei frequentati. Inoltre, l’uomo, che è accusato del reato di atti persecutori, non potrà contattarla in alcun modo, neppure via web o con messaggi telefonici. Anche perché questi ultimi erano stati uno dei mezzi principali con cui il marito la offendeva e minacciava in continuazione.

Marito e moglie vivevano e vivono entrambi in un comune della Piana pistoiese (non pubblichiamo particolari per non rendere identificabile la vittima). Esasperata dalla persecuzione che andava avanti ormai da almeno un anno, la donna si era decisa a chiedere aiuto ai carabinieri il 12 marzo scorso. Già il 17 settembre precedente aveva presentato una denuncia contro il marito, quando ancora vivevano insieme: “Stai attenta quando cammini che ti ammazzo, ti taglio a pezzi, ti metto in valigia e ti rimando nel tuo Paese” le aveva urlato fra le altre cose. Ma non era bastato. Ora il giudice ritiene che il divieto di avvicinamento sia l’unico modo per mettere fine allo stalking, che potrebbe altrimenti degenerare in violenze più gravi. —

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