Meteo
Bambino figlio di due madri Il sindaco Betti: nessun ricorso
Il Comune di Montale aveva respinto la richiesta iniziale delle due donne «Prendiamo atto, ma la legge non può essere così soggetta a interpretazioni»
MONTALE. «Non è stata una scelta politica, ma una decisione orientata dall'interpretazione della legge». A parlare è il sindaco di Montale Ferdinando Betti (Pd), che lo scorso novembre aveva detto no alla richiesta presentata allo stato civile del suo Comune da due mamme per il riconoscimento del doppio cognome al loro bambino, nato grazie alla procreazione assistita. Un diniego, quello opposto dal sindaco, ribaltato dal tribunale civile di Pistoia, che ha accolto il ricorso delle due donne unite civilmente, entrambe adesso riconosciute legalmente come mamme nell'atto di nascita del piccolo.
Un decreto destinato a fare storia, visto che è stato il primo in Italia a riconoscere per via giudiziaria il diritto di due donne ad apparire entrambe come genitori di un figlio ottenuto con la procreazione assistita. Prima erano stati diversi sindaci a prendersi la responsabilità di interpretare la legge, a Pistoia per la prima volta è stato un giudice.
«Prendiamo atto della sentenza - spiega Betti - di fronte alla quale non faremo ricorso. L'atto di diniego era basato sull'interpretazione della legge, valutata con il responsabile dell'ufficio anagrafe. Da quella analisi sembrava non ci fossero i presupposti per il riconoscimento. L'intento era semplicemente quello di non far confliggere il mio Comune con la legge, che, così come è stata formulata dal legislatore, appare "debole" e soggetta a interpretazione. Un'interpretazione che credo non possa essere lasciata al sindaco o al giudice di turno».
Presto, fa sapere lo stesso Betti, il Comune di Montale si troverà a dover rispondere a una richiesta analoga a quella dello scorso novembre. «Proprio qualche giorno fa - racconta il primo cittadino - ancora prima di venire a conoscenza del provvedimento del tribunale di Pistoia, che ho appreso solo oggi (ieri, ndr) dalla stampa, ho dato il mio assenso verbale a due mamme che hanno intenzione di presentare la stessa richiesta. Come detto, il Comune prende atto della sentenza e, d'ora in poi, agirà di conseguenza, nella speranza che emerga un orientamento chiaro sul tema».
Ma anche l’avvocata Federica Tempori, del gruppo legale dell’Associazione Famiglie Arcobaleno, che ha seguito il caso montalese, sottolinea l’atteggiamento non pregiudizialmente negativo del sindaco. «Ci è stato subito chiaro che la sua intenzione era quella di non creare complicazioni amministrative. Del resto a novembre, quando ci siamo incontrati la prima volta, era tutt’altro che ovvio che l’articolo 8 della legge 40/2004 potesse essere applicato alle coppie omogenitoriali».
Adesso le cose sembrano cambiare: dopo Pistoia, ieri è arrivato anche il tribunale di Bologna a prendere la stessa decisione... «Sì, su un caso identico. Ma Pistoia, che è arrivata prima, può ben definirsi una decisione storica».
Federica Tempori segue da anni le battaglie per i diritti delle coppie gay. Anche dopo queste decisioni,dovranno comunque ricorrere ai tribunali per veder riconosciuta la loro genitorialità? «La strada maestra – risponde – sarebbe quella di fare una legge. Ma con questo parlamento non mi pare che la prospettiva sia realistica». —
TOMMASO ARTIOLI. FABIO CALAMATI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
