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Pistoia

Scuola, nuova bufera tra gli insegnanti

Scuola, nuova bufera tra gli insegnanti

La rabbia dei docenti di terza fascia: «Dopo la sentenza del Tar, scavalcati dai colleghi diplomati»

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PISTOIA. Non c’è pace per il mondo della scuola. Dopo il terremoto che ha coinvolto le maestre e i maestri diplomati magistrali per le scuole dell’infanzia e primaria, esclusi dalle graduatorie a esaurimento dopo la sentenza del Consiglio di Stato, ecco un’altra scossa. Stavolta tocca agli insegnanti di terza fascia (docenti non ancora abilitati, ma in possesso di una laurea per l’accesso all’insegnamento di una determinata materia), già sul piede di guerra dopo la sentenza 9234/2017 del Tar del Lazio che, praticamente, autorizza gli Uffici scolastici provinciali a inserire nella seconda fascia delle graduatorie di istituto (per le supplenze) gli insegnanti tecnico-pratici, ovvero il docente di supporto al professore nelle materie tecniche che si insegnano solo negli istituti tecnici e professionali.

Centosettanta gli insegnanti tecnici in provincia di Pistoia che l’Ufficio scolastico provinciale – proprio in virtù della sentenza – ha già cominciato a inserire in seconda fascia, anche per andare a coprire le cattedre del sostegno. Un nodo che non va proprio giù ai docenti laureati di terza fascia che, in questo modo, nelle cattedre per il sostegno – dove è necessariamente richiesta una specializzazione in scienze delle formazione o appositi corsi universitari – si vedono scavalcare da colleghi con il solo diploma e che, di fatto, potrebbero insegnare soltanto materie tecniche.

«La scuola è terminata – si legge in una nota i docenti di terza fascia – ma un clima di tensione e di forte preoccupazione si è diffuso tra noi». Dopo la sentenza del Tar, ma senza che il «giudizio sia stato ancora convalidato dal Consiglio di Stato, a cui spetta l’ultima decisione – proseguono – si prospetta la possibilità che i diplomati abbiano la possibilità di scavalcare tutti gli iscritti laureati della terza fascia».

Non solo ricoprendo i posti per la loro materia (questione che, sottolineano i docenti di terza fascia, non viene messa in discussione dai precari laureati, ndr), ma nei posti di sostegno.

«Specialmente – concludono – negli istituti tecnici e professionali, cioè proprio dove l’inclusione scolastica di alunni disabili è più alta, decretando un concreto abbassamento della qualità scolastica dell’offerta formativa. In attesa di quanto verrà deciso dal Consiglio di Stato, i docenti di terza fascia esprimono la loro preoccupazione per la situazione creatasi, esternando le proprie perplessità circa la gerarchia dei titoli».

«È una situazione complessa e molto delicata, anche perché di mezzo c’è anche il tema della continuità didattica di ragazze e ragazzi con disabilità – commenta Lucia Bagnoli, Cgil Scuola – Siamo rimasti disorientati difronte a questa situazione, ma la sentenza parla chiaro e, purtroppo, al momento, non è possibile agire diversamente».

Valentina Vettori

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