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Vigile del fuoco morto Anche la Corte d’assise nega il rito abbreviato
Tra i testimoni chiamati a deporre contro la vedova De Witt c’è l’anziano maltrattato dalla donna nel 2008 a Siena
FIRENZE. Anche la Corte d’assise ha detto no al rito abbreviato. Ieri mattina, come aveva già fatto il gip del tribunale di Pistoia, i giudici fiorentini hanno respinto la richiesta avanzata dall’avvocato difensore di Bogdana Marinova Vesselinova, la 50enne di origini bulgare accusata di aver provocato – con i suoi continui soprusi e maltrattamenti – la morte del marito, l’ex vigile del fuoco Antonio De Witt, trovato senza vita, all’alba del 5 febbraio dello scorso anno, sul pavimento della squallida cameretta in cui era costretto a dormire.
Ieri, nell’aula bunker di Santa Verdiana, a Firenze, ha preso il via il processo per giudizio immediato che vede la donna accusata di maltrattamenti aggravati dalla morte: un reato per il quale rischia dai 12 ai 24 anni di carcere. Proprio per usufruire, in caso di condanna, di uno sconto fino a un terzo sulla pena, l’avvocata Benedetta Berardinelli aveva avanzato la richiesta di rito alternativo. Richiesta però respinta dalla Corte d’assise (composta da due giudici togati e da sei giudici popolari), che ha in pratica ricalcato le motivazioni addotte dal giudice delle indagini preliminari per il proprio no. Ha ritenuto incompatibile con le esigenze del rito abbreviato (così come indicato in più occasioni dalla Cassazione), la condizione posta dal difensore: la disposizione da parte dei giudici di una nuova perizia medico-legale, che avrebbe comportato tempi molto lunghi, inconciliabili con la caratteristica principale del processo con tale rito alternativo: la brevità.
L’udienza di ieri è stata dedicata poi unicamente all’ammissione delle prove. Mentre nella lista depositata dall’avvocata Berardinelli compaiono solo una testimone e il consulente che ha effettuato la perizia di parte, in quella del pubblico ministero Giuseppe Grieco i testimoni sono oltre una ventina. Tra questi, amici, vicini di casa e conoscenti dell’ex vigile del fuoco morto, ma anche l’anziano che tra il 2007 e il 2008, a Poggibonsi, fu vittima di maltrattamenti da parte dell’imputata, quando questa era la sua badante. Un reato per il quale (assieme a quello di estorsione) la donna finì addirittura in carcere e per il quale patteggiò la pena di un anno e 10 mesi di reclusione davanti al tribunale di Siena.
Un testimone chiave secondo il pm, per dimostrare la tesi che la Marinova è una “maltrattante seriale”.
Tornando al processo iniziato ieri, l’accusa sostiene che l’imputata aveva sottoposto il marito a “sofferenze fisiche e morali in modo continuativo ed abituale, attraverso una pluralità di condotte, tanto da cagionarne la morte nella tarda serata del 4 febbraio del 2017”. Una condotta violenta “caratterizzata da abitualità e da una pervicacia crudele, posta in essere con progressione esponenziale nei giorni antecedenti il 4 febbraio del 2017; giorni nei quali l’uomo veniva sottoposto a violenti pestaggi, anche facendo uso di oggetti atti ad offendere, riportando lesioni in vastissime parti del corpo e ferite lacere contuse” spiega la procura. L’ultimo pestaggio, secondo gli inquirenti, il giorno della morte, quando, con il setto nasale rotto forse nel cadere a terra, Antonio De Witt era stato abbandonato per ore sul pavimento della sua cameretta.
La prossima udienza, con le deposizioni dei primi testimoni, ci sarà il 3 luglio prossimo.
Massimo Donati
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