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Addio al campo nomadi del Brusigliano
Il Comune stoppa la costruzione delle casette prefabbricate finanziate dalla Regione, ma punta all'eliminazione dell'area, nel lungo periodo
PISTOIA. No alle casette di legno per i nomadi del campo del Brusigliano. E no anche all’idea stessa di "campo", se coincide con l’area degradata che dal 1969 sorge in fondo a via Ciliegiole. Sul futuro del campo nomadi in riva al fosso del Brusigliano la giunta Tomasi è decisa. Difficile per adesso individuare una soluzione immediata che consenta di accogliere le 14 famiglie (una cinquantina di persone in tutto) che abitano in fondo a via Ciliegiole. Ma una cosa è certa: quel campo va chiuso.
E per farlo si comincia cassando una volta per tutte l’idea di accogliere le famiglie nelle casette prefabbricate di legno finanziate nel 2014 dalla Regione su proposta della giunta Bertinelli. Un progetto di cui – sostengono gli attuali inquilini di Palazzo di Giano – in realtà non esiste traccia: nessuna documentazione, nessun atto scritto che attesti l’esistenza di un progetto simile, nessuna posta nel piano investimenti né in quello economico. Ergo, quel progetto di cui tanto si era parlato e discusso esisterebbe solo a parole.
Non solo. Per realizzare le ipotetiche casette non basterebbero i 531mila euro di fondi regionali: il costo reale si aggirerebbe infatti intorno ai due milioni di euro, oltre al fatto che andrebbe trovato un terreno sul quale costruirle, dato che quello attuale non ha le condizioni tali per consentirne la realizzazione. Altro problema è quello dei rifiuti, che hanno fatto diventare l’attuale campo nomadi una discarica a cielo aperto, su cui anche Legambiente ha lanciato l’allarme proprio un paio di mesi fa.
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Quello del campo nomadi di via Ciliegiole è ritenuto dall’amministrazione di centrodestra un problema prioritario, su cui difatti si sta lavorando. Poco tempo fa c’è stato un incontro con tutti gli enti coinvolti ed è già stata fissata una riunione interna con tutti gli uffici comunali competenti. Insomma, il lavoro è all’inizio, ma la giunta Tomasi è decisa. La situazione che si vive oggi nel campo del Brusigliano è giudicata indecente. «È così da anni – dicono a Palazzo di Giano – ma non può essere risolta con annunci di progetti irrealizzabili». Per l’amministrazione, comunque, l’idea del campo è totalmente superata, anche perché questo genere di strutture rischia di trasformarsi in “ghetto”, così come è avvenuto in altre realtà italiane, come quella fiorentina dell’ Olmatello per esempio.
Superare il campo, quindi, ma come? La soluzione più a portata di mano sarebbe quella di inserire le famiglie nomadi nelle graduatorie per le case popolari, ma anche questa strada presenta problemi e difficoltà. Inoltre gli enti coinvolti sono tanti, dalla Regione all’Asl, ribadisce l’amministrazione, e ognuno deve fare la sua parte. Per questo occorre procedere con passi molto cauti. Non solo: non è neppure detto che gli altri due campi nomadi esistenti in città, quello di San’Agostino e quello di Pontelungo, debbano seguire la stessa sorte di quello di via Ciliegiole. Ma intanto Tomasi vuol cominciare: senza ruspe salviniane, ma con la voglia di cambiar rotta.
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