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Pistoia

Parla e respinge le accuse l’ex commercialista

Parla e respinge le accuse l’ex commercialista

Interrogatorio di garanzia per Ignazio Ferrante, finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Amici Nostri”. Il legale: «Nessuna collusione con la ‘Ndrangheta»

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PISTOIA. Sottoposto all’interrogatorio di garanzia, ha risposto alle domande del gip respingendo tutte le accuse Ignazio Ferrante, l’ex commercialista finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Amici Nostri”, che una settimana fa, assieme all’inchiesta gemella “Pluribus”, ha portato all’esecuzione di 27 misure restrittive. Difeso dagli avvocati Giuseppe Roscitano, del foro di Pistoia, e Domenico Ceravolo, di Palmi, il professionista è rimasto per tre ore davanti al giudice delle indagini preliminari Alessandro Buzzegoli.

Secondo gli inquirenti, Ferrante, 52 anni, originario della provincia di Reggio Calabria, residente a Pieve a Nievole e con studio a Pistoia, era capo e promotore di un’associazione a delinquere assieme al commercialista Vincenzo Fera e al ragioniere commercialista Angelo Alberto Breschi: tre professionisti specializzati nello “svuotare” imprese in crisi e nel pilotarne i fallimenti, truffando di volta in volta i fornitori o l’erario. “Fornivano – si legge nel capo d’imputazione provvisorio – assistenza a imprenditori in difficoltà e li aiutavano a svuotare di capitali e beni le proprie ditte. E si interessavano nell’acquistare attività commerciali come alberghi, ristoranti e pizzerie, intestandoli a prestanome”.

«Il dottor Ferrante ha replicato a tutte le contestazioni che gli vengono mosse – spiega l’avvocato Roscitano – Abbiamo anche depositato alcuni documenti utili al fine delle indagini inerenti la contestazione relativa all’acquisto di una gelateria a Firenze – precisa riferendosi alle accuse di riciciclaggio di denaro – di cui gli inquirenti attribuivano la titolarità al mio cliente contestando che con tale attività avrebbe incassato 500.000 euro: la gelateria è rimasta aperta 20 giorni, era stato un investimento per conto di un nipote e, contrariamente a quanto sbandierato dal precedente gestore, non ha dato incassi di mille euro al giorno bensì di 40».

Secondo il difensore, un esempio di come anche le altre contestazioni siano frutto di una travisata interpretazione dei fatti. Come quella di essere colluso con la ‘Ndrangheta calabrese.

«Per due volte, prima di aprire il suo studio attuale, il dottor Ferrante è stato sfrattato per morosità: se avesse avuto questo tipo di conoscenze vi pare che sarebbe avvenuto ciò? Certo, alcuni modi di dire calabresi possono essere male interpretati. Se due persone al telefono si chiamano “compare” non vuol dire che siano due ‘ndranghetisti. Come quelli che qui in Toscana si danno del bischero non sono tutti dei cretini» conclude il legale. (m.d.)



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