Il Tirreno

Pistoia

Niente sconto sulla pena: il gip dice no

Bogdana Marinova Vesselinova (sulla destra) entra in tribunale con la sua avvocata (foto Gori)
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Bogdana Marinova Vesselinova (sulla destra) entra in tribunale con la sua avvocata (foto Gori)

Maltrattamenti, respinta la richiesta di rito abbreviato sarà processata in Corte d’assise la vedova dell’ex vigile del fuoco

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PISTOIA. Niente rito abbreviato, nessuno sconto sulla pena in caso di condanna: rischia dai 12 ai 24 anni di carcere Bogdana Marinova Vesselinova, la 50enne di origini bulgare accusata di aver provocato – con i suoi continui soprusi e maltrattamenti – la morte del marito, l’ex vigile del fuoco Antonio De Witt, trovato senza vita, all’alba del 5 febbraio dello scorso anno, sul pavimento della squallida cameretta in cui era costretto a dormire.

Giovedì mattina, 24 maggio, il gip del tribunale di Pistoia Luca Gaspari ha infatti respinto la richiesta di rito abbreviato presentata dalla donna. Il processo non sarà perciò davanti al giudice delle indagini preliminari pistoiese ma davanti alla Corte d’assise di Firenze.

Il gip Gaspari ha ritenuto incompatibile con le esigenze del giudizio abbreviato (così come indicato in più occasioni dalla Corte di cassazione) la richiesta avanzata dall’avvocato difensore dell’imputata, Benedetta Berardinelli. Quella cioè di condizionare la celebrazione del processo con il rito alternativo al riconoscimento di alcune concessioni: in particolare, la disposizione da parte del giudice stesso di una perizia medico-legale da parte di un consulente da lui stesso nominato. Una perizia che comporterebbe tempi molto lunghi, inconciliabili con la caratteristica principale del processo con rito abbreviato: la brevità. Che, assieme a quella del risparmio di risorse da parte dello Stato (il processo viene celebrato senza testimoni in aula ma solo sulle carte)è la ragione del riconoscimento all’imputato dello sconto fino a un terzo sulla pena.

La prima udienza del processo per la morte dell’ex vigile del fuoco sarà a brevissima scadenza, il 7 giugno, visto che il pm titolare dell’inchiesta, Giuseppe Grieco, ha deciso portare subito alla sbarra la vedova, saltando la fase intermedia della richiesta di rinvio a giudizio e dell’udienza preliminare. Così come prevede il codice di procedura penale in presenza di determinati requisiti: oltre all’evidenza della prova, l’esistenza – come in questo caso – di una misura cautelare in corso (nello specifico si tratta di arresti domiciliari) e di un interrogatorio già effettuato.

Secondo il pm, la Marinova aveva sottoposto il marito a “sofferenze fisiche e morali in modo continuativo ed abituale, attraverso una pluralità di condotte, tanto da cagionarne la morte nella tarda serata del 4 febbraio del 2017”. Una condotta violenta “caratterizzata da abitualità e da una pervicacia crudele, posta in essere con progressione esponenziale nei giorni antecedenti il 4 febbraio del 2017; giorni nei quali l’uomo veniva sottoposto a violenti pestaggi, anche facendo uso di oggetti atti ad offendere, riportando lesioni in vastissime parti del corpo e ferite lacere contuse” spiega la procura. L’ultimo pestaggio, secondo gli inquirenti, il giorno della morte, quando, con il setto nasale rotto forse nel cadere a terra, Antonio De Witt era stato abbandonato per ore sul pavimento della sua cameretta.

Massimo Donati
 

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