Il presidio
Pistoia, residenti e associazioni: «No all’estensione delle aree vivaistiche»
Grido di allarme dopo l’adozione da parte della Provincia della variante al Piano territoriale
PISTOIA. No all’ampliamento delle aree vocate al vivaismo. «Siamo circondati dai vivai e dai fitofarmaci che ci spruzzano intorno a casa. Nessun controllo, nessun rispetto delle regole. È inammissibile pensare che questa situazione possa estendersi ad altra zone, senza norme chiare e garanzie per chi ci vive. Noi temiamo per la nostra salute e i dati Arpat sono allarmanti».
Sono un fiume in piena i membri di comitati di residenti e associazioni per la tutela dell’ambiente, di nuovo sul piede di guerra dopo aver appreso la notizia dell’adozione, da parte del consiglio provinciale, della Variante generale di adeguamento e aggiornamento del Piano Territoriale di Coordinamento (Ptc). Lo strumento di programmazione, anche economica, dell’ente di piazza San Leone che, tra gli altri aspetti, dispone l’ampliamento delle aree pistoiesi vocate al vivaismo. Un piano al quale, a cascata, si adeguano anche gli strumenti per la pianificazione urbanistica dei singoli Comuni.
Mappa del Ptc da un lato e dati Arpat sull’utilizzo di fitofarmaci nei vivai pistoiesi dall’altro, i membri dei comitati snocciolano numeri ed espongono preoccupazioni. Sono pronti alla levata di scudi, ma soprattutto alla sensibilizzazione dei cittadini su un tema, dicono «che troppo spesso passa sottotraccia». In prima fila il Comitato di San Rocco e quello delle Valli delle Buri, il Wwf e le associazioni Acqua Bene Comune e Alleanza Beni Comuni. Gli stessi che nel maggio 2016 consegnarono alla precedente amministrazione di Palazzo di Giano 3.700 firme di cittadini con cui chiedevano al sindaco Bertinelli di prendere posizione contro l’ampliamento delle aree. Osservazioni che il Comune inviò alla Provincia, chiedendo lo stop alle coltivazioni sulle aree pedecollinari e distanze maggiori tra i vivai e le case presenti.
A distanza di due anni, però, l’iter del Ptc ha ripreso il suo corso e i residenti sono allarmati per il via libera all’ampliamento delle aree vocate a vivaismo, senza prima aver avuto rassicurazioni su distanze più ampie tra case e coltivazioni. L’estensione – spiegano i comitati –, da un lato, comprende le aree che, lungo la via Montalese, vanno dalla tangenziale delle Fornaci a Santomato. Dall’altro decine di ettari, delimitati dal viale Adua, che da Capostrada corrono verso le Quattro strade in prossimità di Torbecchia. Il timore più grande è che insieme a queste aree cresca esponenzialmente al loro interno anche l’uso di fitofarmaci, su tutti il glifosato.
I dati 2016 dei rilevamenti di Arpat sulle acque superficiali, pubblicati lo scorso marzo, indicano infatti il superamento dello standard di qualità ambientale per i pesticidi rilevato in 6 stazioni su 14. Le aree maggiormente interessate da inquinamento da fitofarmaci sono risultate proprio quelle dei corsi d’acqua della pianura interessata dalle colture vivaistiche, con i valori della media annua dei pesticidi risultati oltre 30 volte il limite per il Fosso Quadrelli e 20 volte per la Brana, con picchi di glifosato e vari erbicidi.
«Niente di personale contro i vivaisti e il loro lavoro – chiosano i comitati – però chiediamo più controlli e norme chiare, prima di tutto dalla Regione che è il soggetto preposto a farlo».
Per quanto riguarda l’ampliamento delle aree a vocazione vivaistica sono già al lavoro per presentare alla Provincia, entro il 7 luglio, le osservazioni alla variante. «Siamo disponibili a incontrare e informare tutti i cittadini che lo vorranno, e a raccogliere anche singole osservazioni». Per informazioni è possibile scrivere a comitatosanroccopistoia@gmail. com.
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