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Addio alla cattedra per 17 maestre e a Pistoia scatta la protesta

di Valentina Vettori
Addio alla cattedra per 17 maestre e a Pistoia scatta la protesta

Prima applicazione della sentenza che cancella l’abilitazione per chi ha solo il diploma. Da martedì 8 maggio presidio davanti al Provveditorato

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PISTOIA. Addio al posto di ruolo per 17 insegnanti della scuola d’infanzia e primaria nella provincia di Pistoia, che dal prossimo 30 giugno andranno a casa. Il loro contratto a tempo indeterminato - guadagnato dopo anni di precariato, scorrimenti in graduatoria e anni “di prova” - non esiste più. Si è trasformato in un contratto a tempo determinato, la cui conclusione coincide con quella dell’anno scolastico 2017/2018. Al termine del quale c’è un’unica certezza: il licenziamento.

È la prima applicazione a Pistoia della sentenza emessa dal Consiglio di Stato il 20 dicembre 2017, che cancella l’abilitazione all’insegnamento per i maestri (50.000 a livello nazionale) in possesso del solo diploma magistrale conseguito prima dell'anno scolastico 2001/2002, quando diventò obbligatoria la laurea in Scienze della formazione primaria per insegnare nelle scuole dell’infanzia ed elementari.

Nella provincia di Pistoia sono 130 gli insegnanti di ruolo, in stragrande maggioranza donne, travolte dalla sentenza, che da mesi vivono un incubo. Ora per 17 di loro l’incubo è già diventato realtà. Ovvero, rinunciare al posto di ruolo, pur avendolo conquistato dopo anni, talvolta anche 10, di precariato. Ma non solo: perché l’altro risvolto della sentenza del Consiglio di Stato è che gli insegnanti con il solo diploma magistrale (molti di questi, in realtà, hanno anche conseguito una laurea magistrale, ma non nell’indirizzo della formazione primaria, ndr) non possono più far parte delle Gae, le Graduatorie a esaurimento che rappresentano oggi l'unica strada percorribile per ottenere il posto di ruolo. Il che significa per loro ripiombare nel vortice delle supplenze e nelle graduatorie d'istituto. Un girone infernale in cui molte di quelle 130 insegnanti hanno vissuto per anni.

Per questo il Movimento delle maestre diplomate magistrali di Pistoia, nato nel dicembre scorso, lancia quattro giornate di presidio davanti alla sede dell’Ufficio scolastico provinciale di via Mabellini, nei pomeriggi da martedì 8 a venerdì 11 maggio. «Saremo lì per manifestare la nostra condizione e tenere alta l’attenzione su questo problema – spiega Barbara Bertucci, insegnante della scuola primaria e fondatrice del Movimento. Solo un atto politico a livello nazionale ci può salvare, ma il decreto, tanto atteso, non arriva».

Intanto, con il passare dei mesi, nonostante la solidarietà espressa dalle istituzioni locali e regionali, nulla si è mosso in sede parlamentare, e sono arrivati i primi licenziamenti. Licenziamenti che – anche in linea con il parere sull’applicazione della sentenza espresso dall’Avvocatura di Stato il 20 aprile scorso, dopo la richiesta del Ministero dell’istruzione – aumenteranno. Sì, perché, molto probabilmente, le future sentenze di merito per gli insegnanti che avevano già presentato ricorso si uniformeranno alla decisione del Consiglio di Stato. Quindi, addio al posto di ruolo e “retrocessione” dalle Gae alle graduatorie di istituto.

«In attesa che qualcosa si muova al Miur, noi non ci arrendiamo. L’anno scolastico – conclude Bertucci - è quasi finito. Molte graduatorie sono già esaurite e con questi licenziamenti alcune scuole rischiano di non avere maestre sufficienti. Cosa si pensa di fare?».


 

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