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Pistoia

La Cia dice sì al marchio per il distretto vivaistico

La Cia dice sì al marchio per il distretto vivaistico

Orlandini accoglie la proposta avanzata nel convegno organizzato dal Tirreno «Valorizzerebbe qualità delle produzioni e patrimonio di competenze pistoiesi»

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PISTOIA. «Sono favorevole all’idea di dare vita a un marchio delle piante del distretto vivaistico ornamentale di Pistoia. Consentirebbe ai nostri vivaisti di valorizzare la qualità delle produzioni e il patrimonio di competenze». Sandro Orlandini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani Toscana Centro (Firenze-Pistoia-Prato), dice sì alla proposta, avanzata durante l’iniziativa “Vivaismo, la fabbrica del verde” organizzata mercoledì dal Tirreno a Palazzo dei vescovi di Pistoia.

«Non sono d’accordo con il collega Fabrizio Tesi, presidente di Coldiretti Pistoia, sul fatto che un marchio di distretto non sia realizzabile perché presupporrebbe un prodotto standardizzato che ancora non c’è – spiega Orlandoni –. Dipende dal tipo di marchio e dal disciplinare che si definisce. Ad esempio, si potrebbe pensare a un marchio d’origine di prodotto simile a quello dell’Associazione nazionale Piante e fiori d’Italia (espressione delle camere di commercio, ndr), che certifichi la provenienza pistoiese delle piante e ovviamente il rispetto di tutte le norme e regole di settore vigenti sul nostro territorio (normativa italiana, toscana e regolamenti locali). Il marchio Piante e fiori d’Italia, nonostante i desideri del presidente dell’associazione Cristiano Genovali di proporlo come marchio inclusivo di tutte le tipologie di piante e fiori prodotti in Italia, è stato ignorato finora dai vivaisti ornamentali di Pistoia, quanto meno fra quelli aderenti a Cia Toscana Centro, perché non è vero che in tutto il territorio nazionale siano garantiti quegli stessi livelli qualitativi raggiunti nell’ambito del distretto vivaistico pistoiese e ai nostri vivaisti non converrebbe essere confusi con gli altri. In conclusione, il livello nazionale è sbagliato per un marchio in questo comparto e comunque non conviene ai nostri vivai, ma l’idea del marchio d’origine di prodotto legata al solo distretto pistoiese potrebbe funzionare».

«Preferisco comunque non sbilanciarmi ancora sul tipo di marchio da adottare per il distretto vivaistico di Pistoia – aggiunge il presidente di Cia Toscana centro –, sia perché ne dobbiamo ancora discutere con il Gruppo dei vivaisti di Cia, presieduto da Roberto Chiti, sia perché ci sono altre considerazioni di cui tenere conto e altri nodi da sciogliere. Ad esempio, come suggerito anche dal nostro presidente nazionale Dino Scanavino, la cosa più importante, alla luce delle emergenze fitosanitarie degli ultimi anni, è offrire garanzie su questo fronte. Sarebbe quindi molto utile un marchio che certifichi e garantisca cioè contro i rischi fitosanitari chi acquista le piante. E questo tipo di garanzie potrebbero essere giocate a livello nazionale o in maniera più stringente e autonoma a livello distrettuale. Senza dimenticare che non sono ancora state definite le norme attuative del regolamento Ue 2016/2031 contenente le misure per la protezione delle piante da organismi nocivi, su cui stanno lavorando anche le associazioni dei vivaisti».

«Insomma – conclude Orlandoni –, è una partita complessa che richiede passaggi e approfondimenti, ma l’obiettivo di arrivare a un marchio del distretto vivaistico pistoiese è indispensabile per dare più valore ai nostri prodotti e per facilitare una comunicazione del nostro distretto per renderlo più competitivo sui mercati internazionali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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