Il Tirreno

Pistoia

In migliaia alla scoperta dei treni di una volta

di Adele Tasselli
In migliaia alla scoperta dei treni di una volta

Nel primo giorno del fine settimana di apertura straordinaria al pubblico fa il pienone il Deposito rotabili storici della Fondazione ferrovie dello Stato

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PISTOIA. È stato subito boom di presenze al Deposito rotabili storici di Pistoia, che questo weekend ha aperto i propri cancelli ai tanti visitatori accorsi anche da fuori Toscana: «Perché un’esposizione così non c’è da noi» è stato il commento più frequente.

A fine mattinata di ieri erano state firmate già 3.000 liberatorie di ingresso. Ma i visitatori erano di più, in quanto molte registrazioni erano multiple: ovvero una unica per un intero nucleo familiare. E i genitori che hanno portato i bambini in visita erano davvero tanti. Poi gruppi di amici, alcuni uniti dalla passione per la storia e il modellismo. Tutti con macchina fotografica al collo.

Inaugurato lo scorso 20 ottobre dalla Fondazione Ferrovie dello Stato, questa è stata la prima apertura ufficiale: sabato e domenica, con orario continuato, dalle 9,30 alle 18,30, e icon ngresso gratuito. Oltre ad avere l’opportunità (rara) di vedere locomotive e convogli storici, all’interno della grande esposizione ci sono tutta una serie di iniziative collaterali che permettono di trascorrere varie ore. Molte persone, arrivate la mattina, sono uscite per pranzare in città, ma sono tornate nuovamente nelle ore successive, munite di uno speciale biglietto consegnato all’ingresso dallo staff.

In tanti hanno approfittato delle visite guidate organizzate, creando gruppi numerosi al seguito di moderni Ciceroni, intenti a raccontare storie e segreti dei giganti di metallo.

La famiglia Pardini di Pistoia è venuta per far vedere i treni ai figli, una bimba e un ragazzino: «Il treno che mi è piaciuto di più è stato quello delle Regie Poste».

Presente il gruppo FerroModellistico Valtiberina, con riproduzioni in scala 7 pollici e mezzo, dove i bambini facevano la fila per un viaggio sui “trenini”: «Veniamo da Città di Castello, siamo stati contattati dalla Fondazione. Sono tutti modelli realizzati dai nostri soci che funzionano a batteria» ha spiegato il presidente Matteo Mariangeli.

Due coppie di amici, di Lastra a Signa e di Ravenna, hanno saputo dell’apertura tramite il passaparola e sono venuti a Pistoia. Tantissimi i giovani.

«Le macchine più belle sono la 746.60 (l’antica locomotiva a vapore) e il 650.23» dicono Matteo, 21 anni, e Dimitri, 18 anni, venuti da Arezzo: «Siamo abituati a vedere macchine moderne, qui ci sono pezzi storici di alto livello».

Tanti i visitatori che costruiscono riproduzioni, come Paolo Gentile, che ha costruito modelli in scala H Zero. Con lui, l’amico Giuliano Nepoti, entrambi venuti da Bologna: «Siamo rimasti soddisfatti» hanno commentato.

Vere star della giornata i macchinisti delle locomotive a vapore, una rarità: «Siamo 20-25 in tutta Italia» spiega Marco Lanterna, rispondendo ad una domanda dopo l’altra da parte dei tanti curiosi che si fermavano da lui.

«C’è tanta passione in questi macchinisti – dice Paolo Biancucci, venuto da Siena – sia che siano macchinisti di locomotive storiche, sia che li abbiano mandati veramente, ogni volta che parlano del loro lavoro si percepisce la passione, l’innamoramento per la loro macchina e l’orgoglio di aver riportato a casa la gente. E questo è un lavoro duro, i fuochisti dovevano buttare 6-7 chili di carbone al minuto. Ce ne volevano due per farle muovere».

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