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Pistoia

alla fortezza santa barbara 

Cerimonia in tono minore per il ricordo dei martiri

Cerimonia in tono minore per il ricordo dei martiri

PISTOIA. Alvaro Boccardi compiva 20 anni proprio in quel terribile 31 marzo 1944, quando insieme a Valoris Poli, Aldo Calugi e Lando Vinicio Giusfredi,fu ucciso dal plotone di esecuzione alla...

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PISTOIA. Alvaro Boccardi compiva 20 anni proprio in quel terribile 31 marzo 1944, quando insieme a Valoris Poli, Aldo Calugi e Lando Vinicio Giusfredi,fu ucciso dal plotone di esecuzione alla Fortezza Santa Barbara. L’accusa era diserzione per il rifiuto di arruolarsi nell’esercito della Repubblica Sociale di Mussolini, contestata punto per punto dai giovani resistenti davanti ai fucili puntati. Pioveva quel giorno e pioveva anche ieri, 74 anni dopo, quando Pistoia, come ogni anno, ha ricordato i martiri della Fortezza. Il maltempo della mattina e la chiusura pasquale delle scuole non ha certo aiutato a rendere più partecipato e meno formale il ricordo di una giornata drammatica nella lotta di liberazione. Un anniversario a cui per la prima volta Pistoia arriva con una giunta di centrodestra rappresentata dall'assessore alla cultura Alessandro Sabella, mentre - per la prima volta - il sindaco non c'è (ma l'amministrazione lo aveva già annunciato). Nessuno neanche degli altri assessori, ma si contano sulle dita di una mano anche i consiglieri dell'opposizione in consiglio comunale. Tanti gonfaloni, pochi volti. Tra questi il consigliere regionale Marco Niccolai e i senatori Patrizio La Pietra e Caterina Bini. In una tregua della pioggia, insieme al presidente della provincia Vanni, Sabella deposita la corona di alloro alla lapide dei martiri, appena fuori la corte verde della Fortezza, proprio sotto la targa che dice che lì un altro giovane (il sedicenne Attilio Frosini) nel 1849 fu fucilato dagli austriaci. «Il ricordo di Alvaro, Valoris, Aldo e Lando, è quello di tutti i caduti per la libertà- dice l'assessore Sabella- questi quattro giovani uomini furono fucilati in uno dei periodi più bui della storia locale, uccisi perché si rifiutarono di arruolarsi nell'esercito repubblichino, perché avevano scelto di essere liberi in una primavera segnata dal sangue. Giovani che non hanno tradito le loro idee».

I termini “fascisti” o “nazisti”, ma anche “resistenza partigiana” a cui Boccardi e Valoris si stavano per unire rimangono fuori dai discorsi istituzionali. Evocati solo dall'intermezzo del gruppo di teatro del Rimugino che leggono i testi di Renzo Corsini, partigiano, allenatore di calcio e di vita e tra le altre cose animatore del gruppo di teatro popolare del circolo Garibaldi.

Ci sono, come ogni anno, i parenti di Alvaro Boccardi che nel giorno del suo ventesimo compleanno trovò la morte. C'è il fratello Giovanni insieme al figlio che spinge la sua carrozzina, c'è anche una cognata, i nipoti e i bisnipoti di Alvaro. Dispiaciuti per l'assenza del sindaco, che a loro memoria c'è sempre stato. «Un po' ci dispiace- dicono- raccontare queste cose, ricordarle è fondamentale. Noi siamo venuti dalla Ferruccia anche con questo tempo, proprio per questo».

Elisa Pacini

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