«Vaccini, violata la privacy nelle comunicazioni»
PISTOIA. “La più grave violazione in materia di privacy, e dei diritti dei minori, si è senz’altro registrata in una scuola media cittadina, in cui un’insegnante, a conclusione dell’ora di lezione di...
PISTOIA. “La più grave violazione in materia di privacy, e dei diritti dei minori, si è senz’altro registrata in una scuola media cittadina, in cui un’insegnante, a conclusione dell’ora di lezione di scienze (incentrata sui benefici della pratica vaccinale) ha chiesto direttamente agli alunni chi di loro non fosse vaccinato”.
L’episodio – senza altri riferimenti – è raccontato nella lunga lettera che l’associazione “Pistoia per la libertà di scelta” (tramite l’avvocato Chiara Scartabelli) ha indirizzato ieri alle scuole, al sindaco, al Garante della privacy e ai Ministeri dell’istruzione e della salute. L’associazione, attiva a Pistoia da oltre un anno, è schierata contro le norme sulla vaccinazione obbligatoria.
Nella lettera si afferma l’esistenza di numerose violazioni in materia di privacy, sia in scuole pubbliche che private, avvenute nella fase di comunicazione – dalla scuola alle famiglie interessate – della situazione degli alunni non in regola con le vaccinazioni previste. In particolare, i documenti provenienti dall’Asl con i dati sulle vaccinazioni fatte o meno (dati, quindi, sensibili dal punto di vista della privacy) sono stati spesso, secondo l’associazione, consegnati pubblicamente alle famiglie, non in busta chiusa, o da persone non abilitate al trattamento dei dati stessi (insegnanti o personale di segreteria senza delega, ndr). E poi ci sarebbero stati episodi come quello raccontato all’inizio. Che, secondo l’associazione, fa emergere come vi siano docenti che “si permettono di adottare inammissibili atteggiamenti selettivi nei confronti degli alunni, tracciando una linea divisoria tra vaccinati e non vaccinati, sottintendendo un biasimo nei confronti dei non vaccinati”.
I genitori “testimoni di queste imperdonabili leggerezze” si sono già rivolti, in alcuni casi, al Garante della privacy.
“La presente – si sottolinea nella lettera – vuole essere solo un monito affinché non si ripetano episodi simili a quelli descritti, al fine di evitare il rischio che possano verificarsi comportamenti discriminatori o di bullismo nei confronti dei minori ‘non in regola’.”
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