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Lo sfogo di don Biancalani: «Se il problema sono io, ditemelo. Ma no ai cani antidroga in chiesa»
Arrestato un 25enne nigeriano nella canonica di Ramini dove il parroco di Vicofaro accoglie i migranti: «Collaboro con la polizia e non nascondo nessuno»
PISTOIA. Il blitz scatta alle 6 del mattino seguendo un percorso “classico”: i poliziotti che circondano l’obiettivo e fanno irruzione, l’arresto dello spacciatore e la perquisizione con l’aiuto delle unità cinofile. Peccato che il tutto non avvenga in una casa normale, ma nella chiesa di San Nicolò a Ramini. Lì don Massimo Biancalani, il parroco impegnato nell’accoglienza ai migranti, ospitava Oko Debe Ezeoba, noto anche come God is Good. Il nigeriano di 25 anni è stato arrestato per spaccio di eroina insieme ad altri tre connazionali.
E così i cani antidroga accompagnati dai poliziotti hanno cercato la droga in canonica, tra i banchi dei fedeli e l’altare. Poco importa se poi abbiano trovato due grammi di marijuana in un pacchetto di fazzolettini. Al di là degli stupefacenti, il blitz è un pugno nello stomaco di don Biancalani. Un dolore «non per me, ma per la dignità del luogo sacro», che porta il sacerdote a uno sfogo: «Se il problema sono io ditelo: se si pensa che qui nascondiamo qualcuno o qualcosa lo dicano formalmente».
«Accolgo i disperati e gli ultimi aprendo le porte della Chiesa come chiede Papa Francesco – sottolinea il parroco –. Do un tetto a chi viene cacciato dagli altri centri accoglienza, evitando che bivacchi nelle strade della città. Collaboro con le forze dell’ordine e spesso sono proprio loro a mandare qui i “figli” della Bossi-Fini: una legge che individua solo i criteri per il diritto al permesso di soggiorno, ma che non si cura dei migranti durante il tempo necessario all’accoglimento o meno delle richieste».
Ed è così che il 25enne ha bussato alla porta di Vicofaro. Qui e a Ramini, Don Biancalani cura un progetto per 20 migranti. Ma a questi se ne aggiungono almeno un’altra ottantina in quello che lui chiama «l’accoglienza allargata». «Sono ragazzi che vagavano nelle strade, donne incinta, minori. Tutti casi rifiutati da altre strutture e con storie tremende alle spalle, a cui diamo sostegno con un progetto che parte dall’ascolto e dall’insegnamento dell’italiano per aiutarli a inserirsi e a trovare lavoro».
Resta il fatto che Oko Debe Ezeoba è tanto «un orfano scappato dal Biafra che nel giugno 2016 è fuggito dalle persecuzioni del governo mussulmano in Nigeria», come spiega don Biancalani. Quanto, per la squadra mobile di Pistoia, uno spacciatore recidivo di eroina e consumatore di marijuana. E da qui le polemiche che fanno il palio con quelle scatenate dalla foto dei migranti in piscina la scorsa estate. Toni aspri, complice anche la politica, accompagnati da minacce di morte «che continuano ad arrivare con tante lettere deliranti», conferma il prete.
«Questa vicenda butta un’ombra su una realtà positiva – ribatte Don Biancalani –. Abbiamo avuto due casi di spaccio, che nasconde il fatto che gli altri ragazzi lavorano in stirerie, pizzerie, saloni di parrucchieri. Forza lavoro, spesso sottopagata, che sta trovando uno sbocco in questa fase di ripartenza dell’economia». E se domani Oko si dovesse ripresentare? «Gli do un bel calcio nel di dietro, ma lo riaccolgo perché è un mio figlio: lo dice il Vangelo, lo ricorda il Papa, lo chiede la storia della Chiesa che ha sempre dato rifugio ad abbandonati, poveri e reietti».
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