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Pistoia

emergenza migranti 

«Smantellare i centri di accoglienza»

«Smantellare i centri di accoglienza»

Pistoia Sorride propone di sostituirli con delle strutture Sprar

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PISTOIA. Smantellare i Cas (Centri accoglienza straordinaria) presenti nel Comune di Pistoia e trasformarli in strutture Sprar (sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati). È la richiesta oggetto di una mozione presentata al sindaco Alessandro Tomasi e alla sua giunta dal gruppo di opposizione Pistoia Sorride, firmata dal capogruppo Alessandro Cenerini e da Roberto Bartoli. La mozione, spiegata in conferenza stampa dallo stesso Cenerini, partendo dal senso di insicurezza che si respira a Pistoia, spesso tradotto in insofferenza e intolleranza, ha come obiettivo quello di creare un intervento mirato e tangibile al fenomeno migratorio e, soprattutto, ad inquadrarlo in una rendicontazione più dettagliata ed effettiva. «I Cas sono centri di accoglienza straordinaria, pensati per gestire la fase emergenziale del fenomeno migratorio e, come tali, sono strumenti che hanno una fisiologica caratteristica di temporaneità –spiega Cenerini – anche i sistemi di controllo e rendicontazione hanno requisiti legati all’emergenza, oltre al fatto che queste strutture sono connesse a bandi emanati direttamente dalle Prefetture, senza il coinvolgimento degli enti locali, se non in minima parte».

Accanto ai Cas c’è lo Sprar, un modello completamente diverso dal primo, continua Cenerini, perché sotto la gestione ed il controllo degli enti locali, con percorsi formativi appropriati e una diversa rendicontazione. «Il Cas tiene conto solo delle presenze, nello Sprar il contributo dovuto viene versato sulla base di una rendicontazione più dettagliata ed effettiva, altrimenti non viene versato. Il controllo è dunque maggiore e diretto da parte dei Comuni, tanto che Pistoia aderisce già allo Sprar dal 2014».

I grandi centri predisposti all’accoglienza a Le Piastre, Collina, Sammommé, lungo il Reno, a Lizzano Pistoiese, all’Abetone e in via Nazario Sauro, dove risiedono dai 35 ai 50 richiedenti asilo per ogni struttura, potrebbero essere trasformati in strutture che, secondo il modello Sprar, ospiterebbero un massimo di otto persone ciascuna. Il Comune potrà poi avvalersi, si legge nella mozione, di un revisore contabile indipendente che effettui le verifiche amministrative contabili di tutti i documenti giustificativi originali relativi a tutte le voci di rendicontazione.

«Siamo profondamente contrari a vedere continuamente ragazzi che chiedono l’elemosina per strada o nei parcheggi, o soggetti a lavoro illegale o sottopagato –continua il consigliere – proviamo ad intervenire per gestire questi fenomeni».

E Cenerini accenna anche ad un'altra questione che presto, dichiara, sarà oggetto di una nuova mozione: le strutture private che ospitano i richiedenti asilo. Perché non provare a gestirle facendo un regolamento comunale per accreditarle, un po' come avviene ad esempio per i nidi? Si domanda il consigliere.

Alessandra Tuci

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