Il Tirreno

Pistoia

La regina dello sci: «Volevo sempre essere la prima di tutti» - Video

di Elisa Pacini
La regina dello sci: «Volevo sempre essere la prima di tutti» - Video

Celina Seghi era amica di Zeno Colò e Vittorio Chierroni, ma spesso li batteva. Il 17 marzo di 70 anni fa vinse il trofeo “K d’oro” 

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PISTOIA. Nella stanza dei trofei dove è custodita la storia della valanga abetonese che con le sue vittorie aiutò l'Italia a lasciarsi alle spalle le macerie della guerra, ci sono anche un pianoforte e una fisarmonica.

«È tanto che non suono» dice Celina Seghi. Dopo qualche minuto, si siede al piano ed inizia a suonare. Senza spartito, ad orecchio. Le mani che per anni hanno impugnato le racchette accarezzando le nevi di mezzo mondo in piste meno battute e curate di quelle di oggi, disegnano nell'aria un riconoscibile motivo degli alpini.

«Ha imparato a suonare da sola, Celina Seghi», dice la nipote Giovanna mentre la zia suona. Autodidatta anche nella musica, questa bambina dell'Abetone che diventò il “topolino delle nevi” spinta soprattutto da quel carattere forte che a 98 anni compiuti – dice lei – è il vero segreto della sua carriera di campionessa.

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84 anni fa, nel 1934, la prima medaglia ai campionati italiani. Saranno 37 al termine di una carriera lunga ed intensa, a dispetto della tragedia bellica («Abbiamo perso un bel periodo, peccato- dice - io avevo anche vinto un campionato del mondo nel 1941 ma non me l'hanno riconosciuto») e di un fisico minuto.

Oggi i trionfi di Sofia Goggia hanno riportato lo sci femminile alla ribalta della tv: ma la vera regina delle donne sulla neve rimane l’ineguagliabile Celina. «Sono contenta che le ragazze abbiano fatto bene alle Olimpiadi - dice lei - se venissero all'Abetone? Sarebbe bello ma io ormai abito a Pistoia da anni, comunque mi piacerebbe incontrarle”.

Abetone. Celina ci tornerà per l'apertura del Pinocchio sugli sci, la prossima settimana. Come sempre in prima fila quando si parla di giovani e solidarietà. Ma l'Abetone di Celina Seghi rimane soprattutto il piccolo paese dell'Appennino, culla di quella che fu una vera generazione di fenomeni. Allenarsi con Zenò Colò e Vittorio Chierroni, era uno stimolo e una sfida continua per quella ragazzina che - dice lei - «voleva essere sempre la prima».

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«L'amicizia con Zeno e Vittorio è stata fondamentale- racconta- eravamo molto uniti, si scherzava e loro erano molto premurosi nei miei confronti. Una volta eravamo sull'aereo per andare ad una gara. Io stavo male ma non era come ora che, anche la seconda squadra nazionale, ha dottori, fisioterapisti al seguito. Insomma hanno tutto. Loro mi vedevano giù e mi chiedevano “Celina cos'hai?”. Arrivammo a destinazione e io appena scesi mi mangiai un bel panino. Cosa avevo? Solo fame».

La carriera. Ma non pensate che, nonostante l'amicizia fraterna, quando si parla di convivenza tra primi della classe fossero tutte rose e fiori. «Quando si finiva l'allenamento- racconta Celina- per tornare a casa, si continuava a sciare nel bosco. Io piccolina passavo sotto ai cespugli e andavo forte, arrivavo sempre prima. Loro più grossi restavano dietro. Gli davo le paghe e loro masticavano amaro».

Per una carriera lunga e piena di successi come quella di Celina Seghi, anniversari e ricorrenze sono all'ordine del giorno. Anche se lei non le ama granchè. Una cade proprio oggi: il 17 marzo 1948 vinse il “K d’oro”, terza gara filata di una competizione che, l'anno dopo al quarto trionfo consecutivo, le avrebbe dato il mitico “K di diamanti”. Unica donna italiana a vincerlo.

«Ho sempre avuto un caratterino- dice Celina Seghi sorridendo- un carattere forte e una gran voglia di vincere. Volevo essere sempre la prima, andare veloce mi è sempre piaciuto. Quando ero piccola, se avevo voglia di una cosa la facevo, altrimenti no».

Almeno fino alle prime gare e le prime vittorie, quando il fratello Gino la prese sotto la sua guida, diventando il suo allenatore e poi per anni il ct azzurro

. «Era severissimo- dice Celina- soprattutto con me. Una sera dopo una gara tutti rimasero a divertirsi, meno che io. Lui mi mandò a letto presto, perché il giorno dopo avevo un'altra gara».

La famiglia è uno dei punti fermi della vita di Celina Seghi, oggi dedita ai suoi nipoti a cui ha fatto da maestra di sci. A suo modo naturalmente, disegnando piste veloci come le è sempre piaciuto. Ma la mamma cosa diceva quando ha iniziato a sciare? «Quando tornavo mi diceva “Ti sei divertita?”. Quello era l'importante. Non mi ha mai fermato, né ha mai preteso».

Coraggio e solidarietà. Più che dei successi, Celina parla delle emozioni che le ha sempre dato sciare. Degli amici, delle rivali storiche («C'era una tedesca che a vederla faceva paura. Era così grossa...tutti dicevano che nessuno poteva batterla. Io la battei e lei ci rimase talmente male che si ritirò» racconta) ma soprattutto di quell'umanità che ne ha fatto un simbolo anche lontano dalle piste.

Tra tutti i cimeli che ha, tra le foto con i campioni di ieri e di oggi, dei ricevimenti ufficiali dai presidenti della Repubblica, quello che le è più caro è una piccola targa che attesta il suo impegno di solidarietà. Un impegno di cui è giustamente gelosa, per nulla interessata a farsi pubblicità.

La nipote racconta che un giorno, passeggiando in centro con la zia, incontrarono un uomo elegante che le fermò. «Lei è la signora Seghi?- ci disse- io sono un avvocato e ci disse il nome. Lo sono grazie a lei, a quello zaino che mi comprò tanti anni fa».

Quell'uomo non poteva dimenticare l'eleganza dell'ex campionessa che molti anni prima, alle richieste di elemosina di una signora nomade in via degli Orafi, aveva guardato il suo bambino chiedendo come mai non fosse a scuola. E alla risposta di non potersi permettere zaino e quaderni, lo prese sottobraccio, andando nel negozio e comprandogli l'occorrente.

«Finita la guerra un giorno arrivò a casa mia una signora- racconta Celina quasi commossa- voleva vedere mia madre e quando la vide, ci disse “ecco questa è la donna che ci ha sfamato, che tutti i giorni ci ha portato da mangiare”. Come potevo diventare io, con un esempio così?».
 

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