Italia
Sola, col figlio e senza lavoro «Aiutatemi, sono disperata»
Veronica, 42 anni, un divorzio alle spalle, vive grazie all’aiuto dell’anziano padre e di Comune, Caritas e Misericordia. «Mi basterebbe un impiego dignitoso»
PISTOIA. Sola, con un figlio e senza lavoro. Ancora una triste storia che vede protagonista una donna. Di storie come quella di Veronica ce ne sono tante. Troppe. Storie terribili nella loro semplicità, che dimostrano quanto sia breve – in tempi di crisi – il passo tra una vita tutto sommato tranquilla e un tunnel infernale di cui non si riesce a vedere l’uscita.
Divorziata da soli quattro mesi, Veronica Frosini, 42 anni, vive con il figlio diciottenne in una casa popolare. Si arrangia come può perché non ha più un lavoro fisso da diversi anni e si arrabatta qua e là in qualche piccolo lavoretto ma che, ad oggi, non è sufficiente a regalare una vita tranquilla a lei e al figlio.
Disperata, tra le lacrime, chiede aiuto e lancia il suo appello per avere un lavoro. «Non chiedo carità, solo un’occupazione dignitosa» ripete continuamente. Sulle sue spalle si porta anche una salute piuttosto cagionevole e una malattia del figlio per la quale necessita ogni mese di acquistare medicine. «Non ne posso più di vivere così –racconta – il mio ex marito non ci sostiene come dovrebbe e io ormai non ho un lavoro fisso da diverso, troppo tempo. L’unica persona che ho è mio padre, che non mi ha mai fatto mancare un pasto caldo, ma è anziano e malato. Non posso pesare su di lui».
Piange Veronica, è disperata. Il suo caso è seguito dai servizi sociali che passano alla donna un piccolo contributo economico che, però, non basta mai. Ad aiutarla, continua lei, oltre ad i servizi sociali sono anche la Caritas e la Misericordia. Ci tiene a precisarlo e a ringraziare pubblicamente. Ma il lavoro manca più di ogni altra cosa e la disperazione si fa ogni giorno più forte.
Purtroppo Veronica non ha la patente, scaduta e nell'impossibilità economica di rinnovarla, ma ha un attestato di Adb-assistenza di base e ha anche l'Haccp, oltre a qualche esperienza nei ristoranti. Aveva anche trovato un impiego a Lucca, ma i costi del viaggio l'hanno costretta a rinunciare a quel posto, che avrebbe portato ad entrate sicure nello striminzito bilancio familiare.
«Vivo in una casa popolare piena di umidità e di infiltrazioni, è già la quinta che cambio. Ora sono anche senza riscaldamento da cinque giorni perché si è rotto il termostato. Mi hanno detto che spetta a me cambiarlo, ma io non ho un soldo. Faccio un appello alla Spes e al Comune affinché mi aiutino».
Anche se la Spes, dal canto suo, fa sapere di non sapere nulla del termostato fuori uso. «Non abbiamo avuto alcuna segnalazione e non ci risulta che si sia rotto – dichiara Paolo Bechi, presidente Spes Pistoia- ad ogni modo, se fosse rotto, il regolamento prevede che sia l’inquilino a farsene carico e la spesa non supererebbe comunque i trenta euro».
Ma, per chi si trova solo e senza lavoro, forse anche una spesa minima diventa insostenibile.
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