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Pistoia

La proposta di Pistoia Sorride «Un piano da ridimensionare»

Il gruppo di opposizione: la riqualificazione dell’ospedale non si può fare così Ma la giunta ha paura di rimanere ferma e insiste su una strada che non condivide 

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PISTOIA. “Pistoia sorride” non fa sconti alla giunta Tomasi: insistere sull’attuale accordo di programma per il recupero dell’ex area ospedaliera del Ceppo è considerato un grave errore dal gruppo consiliare di opposizione guidato da Alessandro Cenerini.

Perché? «Perché quell’accordo non è sostenibile dal punto di vista economico» risponde l’altro consigliere del gruppo, Roberto Bartoli. «L’attuale assessore all’urbanistica Alessandro Capecchi l’ha sempre detto anche lui, ma oggi dice che non c’è alternativa all’andare avanti con questo accordo, sennò si perdono i 6 milioni di finanziamenti Ue che ci sono stati assegnati. E allora? Il problema è che l’intero intervento di urbanizzazione, quello che dovrebbe essere fatto dal Comune, costa 15 milioni. La differenza dovrebbe arrivare dagli oneri di urbanizzazione che la Asl pagherebbe per gli interventi sulla sua parte dell’area. Interventi che appaiono oggi assai poco probabili. Quell’accordo era figlio di un altro momento storico, con una edilizia che tirava...».

Del futuro dell’area del Ceppo si è tornati a parlare dopo che “Il Tirreno” ha dato notizia, il 1º febbraio, dell’imminente partenza di un grande concorso internazionale di progettazione che la giunta Tomasi si appresta a varare, proprio sulle opere di urbanizzazione del vecchio Ceppo (parcheggi, piazze, giardini, spazi pubblici, servizi). Sempre al “Tirreno”, il 9 febbraio, l’assessore Capecchi ha spiegato che le perplessità sul piano di recupero del vecchio ospedale restano, ma che adesso occorre fare in fretta il progetto e aprire il cantiere delle opere di urbanizzazione, perché altrimenti si rischia di perdere il finanziamento europeo da 6,2 milioni di euro che “scade” nel 2022. La giunta Bertinelli fu brava a reperire quei soldi ma avrebbe perso troppo tempo, secondo Capecchi, non dando il via alla progettazione dell’intervento.

«Ci chiediamo – continuano Bartoli e Cenerini – perché l’attuale amministrazione non cambi rotta. La verità è che hanno talmente paura di non riuscire a concludere nulla, che preferiscono cominciare a fare delle cose che loro per primi dicono non essere fattibili».

Ma allora quale sarebbe la soluzione per Pistoia Sorride? «Quest’operazione, che prevedeva che dagli interventi sulla parte del Ceppo che rimarrà di sua proprietà, l’Asl ricavasse ben 18 milioni (costruendo e vendendo alloggi, uffici e spazi commerciali, ndr), è figlia del suo tempo e oggi non più proponibile. Pistoia dovrebbe fare come a suo tempo ha fatto Prato: tagliare nettamente il ricavo potenziale che l’Asl dovrebbe trarre dall’operazione e chiedere alla Regione di metterci lei la differenza. Solo così possiamo uscirne».

Invece, l’assessore Capecchi insiste sulla necessità di proseguire rispettando l’accordo di programma, almeno fino a che i finanziamenti europei non saranno impiegati. E solo dopo aprire un confronto con la Regione per modificare l’accordo di programma.

«Certe volte si ha la sensazione – continuano i due di “Pistoia Sorride” – che questa maggioranza per prima non sia convinta di quello che fa. Lo stesso sta succedendo a Bottegone per il piano di riqualificazione. Un intervento importante, per il quale sono stati stanziati 18 milioni di euro. Anche lì Capecchi ha detto che il Comune era in ritardo con la progettazione, ma anche in quel caso non sono stati conseguenti. Hanno scelto di percorrere la strada di ben otto bandi separati per progettare gli interventi previsti.. Così sperano di fare più presto, visto che gli importi più bassi consentiranno procedure più spedite. Ma siamo a febbraio e quei bandi ancora non si sono visti. Forse non si aspettavano che Gentiloni firmasse la concessione dei finanziamenti all’inizio dell’anno…».

Fabio Calamati

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