Il Tirreno

Pistoia

Un profugo lo salva dai borseggiatori

Un profugo lo salva dai borseggiatori

«Derubato sul treno da un bambino e dal padre: solo quel giovane mi ha aiutato inseguendoli»

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PISTOIA. Nessun altro lo ha aiutato. Nessuno ha cercato di bloccare quel bambino che gli aveva appena rubato il cellulare sul treno, né il padre, evidentemente a bordo per insegnare al figlioletto l’arte del borseggio. L’unico a dargli una mano – prima avvertendolo del furto e poi inseguendo lui stesso il ladruncolo una volta arrivati alla stazione – è stato un giovane centroafricano, forse un profugo, uno dei tanti ambulanti che quotidianamente raggiungono Pistoia in treno. È stato grazie a lui che Massimo Pietrangeli, di Roma, è riuscito a recuperare il suo telefonino.

Il tutto è avvenuto il 2 gennaio, a bordo del treno regionale 3053, in arrivo a Pistoia. Pietrangeli, come ha spiegato al Tirreno, è su un «vagone vuoto, salvo un uomo ed un bambino di circa 10 anni, vestiti normalmente, forse stranieri. Assorto a guardare la campagna toscana che scorre fuori – racconta – improvvisamente vengo destato da un urlo: “attento rubato cellullare!” Mi alzo di scatto e vedo quel bambino scappare ed un giovane di colore additarlo: “È lui!”. Lo inseguo nel treno, senza che nessuno intervenga, lo raggiungo e lo blocco. Intanto il treno si ferma in stazione. Nessun poliziotto all’orizzonte. Vengo raggiunto dal presunto padre che mi urla in un italiano stentato che lui non c’entra nulla, che andava al bagno, che è solo un bambino. Cerco di perquisirlo, lui scalpita, ma non trovo nulla. Il padre mi urla: “Bambino ha asma, tu lo fai morire…”. Il bambino urla alla folla: “Uomo mi tocca il culo…”. Peenso che forse mi sono sbagliato. E il bambino riprende a correre fuori della stazione. Il giovane di colore gli corre dietro insieme a me, mi dice che il cellulare lo ha negli slip. Lo raggiunge e lo costringe in un angolo. A quel punto il bambino con un’abile mossa tira fuori il cellulare e lo passa al padre. Cerco di bloccarlo, ma solo con l’aiuto del giovane. L’uomo allora butta via il mio cellulare e fugge col bambino, dopo avermi tirato un bel ceffone».

«Stringo la mano al giovane africano – conclude – e, ringraziandolo, lo invito a prendere qualcosa al bar. Lui rifiuta. Gli offro dei soldi, e lui mi fa cenno di no. Ritorniamo in piazza, dove riprende la sacca piena di ombrelli variopinti e se ne va sorridendomi verso il primo bus».

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