Il presidio
Le imprese della provincia nelle retrovie della ripresa
Tessile e mobile frenano l’economia, l’edilizia non riesce ancora a riprendersi
PISTOIA. Si fanno di mese in mese più consistenti i segnali di una ripresa economica o, almeno, di una inversione del ciclo, dopo i durissimi ultimi anni. Questo, almeno, a livello nazionale.
Perché in sede locale il panorama è quanto meno disomogeneo: ci sono settori che stanno riguadagnando terreno e altri ancora sostanzialmente fermi. «Un panorama a luci ed ombre», come l’ha definito il pistoiese Daniele Matteini, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord, nel corso della conferenza stampa convocata per fare il punto, a fine anno, dell’attività dell’associazione e della situazione economica complessiva. Accanto a Matteini c’erano il presidente di Confindustria Toscana Nord, Giulio Grossi, Cristiana Pasquinelli (delegata alla formazione), Ornella Vannucci (vicepresidente dell’Ance Toscana Nord) e Marcello Gozzi, direttore.
I segnali congiunturali (vedi tabella) sono eloquenti: la produzione a livello nazionale cresce oltre il 2%, ma a Pistoia è ancora al -0,3%. Ancora più impietoso il confronto sull’export. Colpa – è la spiegazione dei vertici Confindustria – del mix produttivo che caratterizza la provincia di Pistoia, dove i settori con il vento in poppa (dall’automobile al farmaceutico) non sono rappresentati, mentre pesano molto settori in difficoltà come il tessile e soprattutto il mobile.
E allora? Confindustria punta su alcuni fattori di competitività da stimolare: le infrastrutture (non solo fisiche, ma qui la palla è soprattutto agli enti locali), l’innovazione e l’industria 4.0 (grande speranza, per ora), la formazione (Cristiana Pasquinelli ha snocciolato cifre eloquenti sull’impegno di Confindustria in questo settore) e l’internazionalizzazione (qui la ricetta è sempre la stessa: missioni all’estero, fiere, incontri diplomatici). Grossi ha concluso il suo intervento auspicando una maggiore collaborazione tra enti locali, con Pistoia che già dialoga bene con Prato e che dovrebbe farlo di più anche con Lucca. Matteini ha ricordato alcuni punti di forza del territorio, come il ferroviario che cresce attorno ad una Hitachi tornata in salute.
Dove la crisi, invece, continua a mordere forte è nell’edilizia: Ornella Vannucci ha dipinto a tinte fosche la situazione del settore, che dal 2008 al 2017 ha perso 200 imprese (il 27% del totale) e circa 1.000 dipendenti. Un settore che deve fare i conti con un’imperante illegalità e con una burocrazia giudicata soffocante, mentre negli appalti pubblici «la possibilità di accedere a una gara è legata spesso al sorteggio. Certe cose ti fanno venir voglia di smetterla».
Simbolo eloquente della crisi del settore è il grande cantiere dell’ex Breda, paralizzato da quasi un anno. E per il quale non si vede, al momento, via di uscita.
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