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pistoia capitale
Ritrovati i frammenti della grande pala di San Giovanni
PISTOIA. Oggi alla 17, la Fondazione Conservatorio di San Giovanni Battista, nella propria sede in corso Gramsci 37 a Pistoia, presenta il restauro di 10 frammenti della pala "Adorazione dei pastori"...
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PISTOIA. Oggi alla 17, la Fondazione Conservatorio di San Giovanni Battista, nella propria sede in corso Gramsci 37 a Pistoia, presenta il restauro di 10 frammenti della pala "Adorazione dei pastori" di Sebastiano Vini, che adornava l'altare maggiore dell'omonima chiesa e che andò distrutta dai bombardamenti del gennaio '44. Del grande dipinto - in origine, un olio di 202 cm per 240 - sono rimasti la figura di San Giuseppe ai cui piedi spuntano la testa del bue e i piedi di Gesù Bambino, dei pastori, un angelo ed un piccolo paesaggio in lontananza.
Tutti i reperti erano stati riposti (e dimenticati) in una cassetta nei sotterranei di Palazzo Pitti ed è merito di Alessandro Nesi, storico dell'arte, averli rintracciati e identificati. Il restauro è stato a cura de "Lo studiolo" di Lucca: oltre al Nesi, ne parleranno Maria Cristina Masdea della soprintendenza ed il sindaco Alessandro Tomasi. Seguirà, nell'ex chiesa, la visita all'opera ritrovata e restituita. «È il nostro regalo a Pistoia capitale italiana della cultura 2017», hanno sottolineato il presidente della fondazione, Paolo Baldassarri e la segretaria Paola Merlo.
Quanto di nuovo si potrà vedere conferma appieno le caratteristiche del Vini, ottimo rappresentante della pittura del secondo Cinquecento: colori morbidi, smaltati e cangianti, cosicché le figure, oltre alla pacatezza della devozione, hanno l'eleganza e la luce caratteristiche del Manierismo fiorentino.
Sebastiano Vini era nato a Verona nel 1528, ma fu a tutti gli effetti cittadino di Pistoia dove arrivò a circa vent’anni. Qui morì nel 1602. A Verona c'erano già molti e valenti pittori, per cui - si dice - pensò di emigrare. Sta di fatto che per Pistoia e per il suo territorio fu una vera fortuna. Anche perché succedeva a Fra' Paolino, altro artista di pregio. Praticamente, Vini prese il suo posto nei "desiderata" pistoiesi, realizzando una cospicua messe di oli e affreschi, a Pistoia, Popiglio e Cutigliano. La sua opera più nota è "Il martirio di Acacio e dei diecimila martiri sul monte Ararat", un'intera parete in San Desiderio a Pistoia.
Paolo Gestri
Tutti i reperti erano stati riposti (e dimenticati) in una cassetta nei sotterranei di Palazzo Pitti ed è merito di Alessandro Nesi, storico dell'arte, averli rintracciati e identificati. Il restauro è stato a cura de "Lo studiolo" di Lucca: oltre al Nesi, ne parleranno Maria Cristina Masdea della soprintendenza ed il sindaco Alessandro Tomasi. Seguirà, nell'ex chiesa, la visita all'opera ritrovata e restituita. «È il nostro regalo a Pistoia capitale italiana della cultura 2017», hanno sottolineato il presidente della fondazione, Paolo Baldassarri e la segretaria Paola Merlo.
Quanto di nuovo si potrà vedere conferma appieno le caratteristiche del Vini, ottimo rappresentante della pittura del secondo Cinquecento: colori morbidi, smaltati e cangianti, cosicché le figure, oltre alla pacatezza della devozione, hanno l'eleganza e la luce caratteristiche del Manierismo fiorentino.
Sebastiano Vini era nato a Verona nel 1528, ma fu a tutti gli effetti cittadino di Pistoia dove arrivò a circa vent’anni. Qui morì nel 1602. A Verona c'erano già molti e valenti pittori, per cui - si dice - pensò di emigrare. Sta di fatto che per Pistoia e per il suo territorio fu una vera fortuna. Anche perché succedeva a Fra' Paolino, altro artista di pregio. Praticamente, Vini prese il suo posto nei "desiderata" pistoiesi, realizzando una cospicua messe di oli e affreschi, a Pistoia, Popiglio e Cutigliano. La sua opera più nota è "Il martirio di Acacio e dei diecimila martiri sul monte Ararat", un'intera parete in San Desiderio a Pistoia.
Paolo Gestri
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