Il presidio
Emergenza casa, un aiuto dalla Diocesi di Pistoia
Dodici posti letto al Tempio, accanto alla mensa “Don Siro Butelli”. Poi tre alloggi in uso temporaneo per famiglie in difficoltà
PISTOIA. Fino ad anni recenti l’emergenza casa era un problema che riguardava i barboni. I senzatetto appunto. Poi sempre più persone hanno cominciato ai rivolgersi ai Centri ascolto della Caritas: stranieri, e via via italiani del cosiddetto ceto medio, cresciuti fino a diventare il 46% del totale.
Delle 5mila persone che lo scorso anno sono state prese in carico dalla Caritas il 50% lamentava problemi con la casa: fosse il pagamento delle bollette, piuttosto che la mensilità del mutuo o ancor peggio, uno sfratto in corso (il 15%, 375 famiglie nel 2016). Ed è partendo da questo dato che la Diocesi ha capito di dover rispondere a un’urgenza che l’ha spinta a far proprio un progetto nato in America alla fine degli anni’80 e già adottato da altre realtà italiane: “Housing first”. La casa, prima di tutto.
Appartamenti ristrutturati e messi a disposizione grazie alla collaborazione economica della Fondazione Caript e della Fondazione Giorgio Tesi Group. Saranno pronti nei primi giorni del 2018 i 12 posti letto ricavati nell’immobile del Tempio, vicino alla mensa “Don Siro Butelli”. I posti saranno destinati all’accoglienza di senzatetto e famiglie temporaneamente senza un alloggio per la notte, nei cui confronti verrà definito un percorso di assistenza per cercare una nuova sistemazione.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.16234666:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.16234666:1652365057/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Un appartamento è stato messo recentemente a disposizione dalla Fondazione Tesi Group mentre, sempre nei primi mesi del 2018, saranno pronte tre case che la Fondazione Caript ha concesso alla Caritas. Case date in “uso temporaneo gratuito”. I beneficiari del progetto “Welcome” verranno individuati in collaborazione con il servizio sociale. Una soluzione di passaggio, ma preziosa.
Poche settimane fa il direttore della Caritas Marcello Suppressa e il vescovo Fausto Tardelli hanno invece presentato “La tenda di Abramo”, la casa di accoglienza per giovani immigrati a cui è stato concesso lo status internazionale di rifugiato. «Sei migranti regolari – ricorda Suppressa – che non rientrano attualmente in nessun programma di aiuto e orientamento. Questa, voluta fortemente dal vescovo, è una delle poche idee in Italia per il “dopo emergenza” dei migranti ed è a totale carico della Chiesa pistoiese. È un impegno per la Caritas, vogliamo che sia un primo approccio alla questione reale dell’integrazione».
Sull’integrazione il dibattito in città si è infuocato col passare dei mesi, e il “caso Vicofaro” ha fatto probabilmente da innesco a una situazione pronta a incendiarsi, ma la necessità di accoglienza e il bisogno di un tetto riguardano tante persone. Ce lo ho ricordato anche don Massimo Biancalani, con la storia della coppia con quattro figli piccoli che dalla Sicilia si è ritrovata in Toscana senza un tetto sotto cui dormire.
L’ha sottolineato con crudezza il recente dossier Caritas 2017. Nel primo semestre dell’anno le visite sono state 13mila. Una persona può essersi presentata chiaramente più volte, ma intanto si registra un + 16, 2% rispetto al 2016. Mai così in tanti. E gli italiani salgono al 47, 5% del totale. La Diocesi vuol fare la sua parte, affermano da via del Seminario. “Housing first” ne è una dimostrazione. Nell’anno pastorale che monsignor Tardelli ha dedicato alle povertà il dossier Caritas conferma i timori di chiunque abbia uno sguardo minimamente rivolto alla realtà: il 64% delle persone che ricorrono ai Centri ascolto non ha un lavoro. La metà di essi ha problemi nel pagamento dell’affitto, delle spese di condominio, del mutuo. Il 15% vive il dramma dello sfratto. Anche i 30 posti letto di “Housing first” sono preziosi. E altre risposte andranno trovate.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
